Sicurezza
UN ITER LUNGO 25 ANNI
Periferie nord, risanamento a passi di lumaca
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LIVORNO. La vivibilità d'una periferia è un puzzle fatto di tanti tasselli. Ha a che fare con la lotta contro lo spaccio di droga ma anche, ad esempio, con la disponibilità di adeguati standard: in case troppo piccole è più facile litigare ed è più difficile fare i compiti (con conseguenze a cascata sulla tenuta dei legami familiari, sull'impoverimento post-separazioni, sul rendimento scolastico e sul futuro lavorativo...). E' per questo - lo ricordano bene gli "shangaini" e i "coreani" meno giovani - che fin dall'inizio il recupero delle periferie nord è stato immaginato come «qualcosa non soltanto di edilizio». E qualcosina si è visto: le farmacie ci sono (e non è secondario che la Comunale alla Pam di Corea faccia orario continuato, sabato compreso); Shangai ha da qualche tempo finalmente la banca; c'è qualche impianto per lo sport o il gioco. Quanto alla rete commerciale, tanto Corea come Shangai sono assediati dalla grande e media distribuzione (ma la Coop della piazzetta shangaina è solo un fantasma). Senza contare che, in seguito alla crisi della fabbrica, sulle grandi aree ex Ginori è stato il mercato a far camminare gli ingranaggi di un mutamento che ha ridisegnato l'identikit - produttivo, aziendale, sociale, umano - della zona, ora trasformata in un brulicare di piccoli insediamenti. Quel che fa fatica a marciare è l'intervento della mano pubblica che deve dare un volto nuovo alle case dei quartieri popolari che così tanto rappresentano per l'identità sociale livornese. Ambizioso l'obiettivo che si è dato alla metà degli anni Ottanta il ceto politico dirigente della città (rifare l'intera zona nord): si vede qualcosa ma il traguardo finale è ancora lontanino. Ed è passato più di un quarto di secolo senza ancora aver imboccato la dirittura d'arrivo: per quanto possano rappresentare una accelerazione simbolica tanto la demolizione del "blocco delle signorine" a Shangai (finalmente!) e il decollo del nuovo centro civico di Corea (pronto ma inutilizzato per anni). E anche là dove le case nuove sono spuntate non mancano i guai: basti guardare all'assurdità di far inghiottire da un nuovo edificio un intero pezzo della strada pubblica (a Shangai); ai disagi rilevati in alcuni sotterranei per le infiltrazioni d'acqua (ancora a Shangai, con un grosso stock di alloggi assegnati dopo una attesa infinita); ai mille contrattempi che hanno fatto slittare i tempi di avvio (a Fiorentina) o di ultimazione (in Corea). Un gruppo di abitanti di Shangai protesta per il degrado nel nuovo polo scolastico di via Stenone. E' un segnale da non sottovalutare: il disagio sociale si mangia pure il fiore all'occhiello delle nuove strutture sociali dei quartieri nord? Sarebbe la riprova che i guai del risanamento non stanno solo nella lentezza pachidermica: non c'è solo da aver pazienza e aspettare che sia la volta buona. Il risanamento, cioè, non è solo questione di architetti e muratori: gli shangaini l'avevano già detto più di 25 anni fa.
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