Sicurezza
E la Venezia torna in guerra
Juna Goti
◗
I veneziani lasciano il quartiere alle prime luci della mattina: i più approfittano del sole per una giornata al mare Viaggio nel quartiere deserto tra brividi, ghiacciaine e sfottò
4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Attenzione, attenzione....». La voce di donna, metallica, esce dall'altoparlante e attraversa i canali. Sembra quasi una cantilena, fredda. I mezzi della protezione civile fanno il giro della Venezia, il disco è sempre lo stesso: «Attenzione, attenzione, dovete lasciare la vostra abitazione». Sono passate da poco le sette: tra la stazione marittima e piazza della Repubblica ha inizio l'evacuazione. Scenario di guerra, un sole dolce che spunta dai bastioni della Fortezza e un silenzio disarmante: ecco il D-day, la domenica del disinnesco della mega bomba spuntata tra gli scavi del viale Caprera, proprio sotto alla storica cantina del remo veneziano. Un regalo dei bombardamenti che nel '43-44 rasero al suolo mezza città. Forse è proprio per il ricordo di quello che è stato, che tra un portone e l'altro si sente uno strano buco in mezzo allo stomaco. Ci sono commozione e qualche preoccupazione. Ma anche le ghiacciaine, le ciabatte e gli asciugamani. Perché l'esodo alla livornese funziona così: tutti al mare, in baracchina, sotto ai portici o a fare la spesa all'Ipercoop: «Sarà anche l'11 settembre, ma c'è il sole e tanto vale fare di necessità virtù...». Tra gatti e ghiacciaine. Antonello Boi e la moglie Emma escono dal portone di casa verso le 8,30. Lei tiene in mano una lettiera, lui due gatte: Minnie e Liù. Un pezzo di Walt Disney e uno della Turandot: «Sa, nostra figlia fa la cantante lirica...». «Siamo sfollati fortunati - sorride lui mentre fa lo slalom tra i militari sul viale Caprera - a questo punto ce ne andiamo al mare». Dal complesso dell'ex Paradisino escono Letizia Biondi e il figlio Francesco (10 anni). Lui stringe tra le mani la macchina fotografica («boia, sembra un film»), lei è carica di ghiacciaine: «Andiamo ai Pancaldi. Sarà meglio che vada tutto bene, abbiamo comprato casa due mesi fa...». Poi ancora gatti, cani e - non è uno scherzo - canarini e pappagalli nella gabbia. C'è chi esce e chi si intrufola: «Scusate, sapete dov'è la bomba? Sono venuto dalla Scopaia». Turismo storico? Intanto i vacanzieri, quelli veri, si siedono sulle sedie dei bar chiusi in piazza Grande e si guardano intorno spaesati. Sembra Apocalypse Now in versione Vernacoliere. Con tanto di coppie accampate sui gradini del Duomo. Un pungiglione nel cuore. È l'ora di consegnare la Venezia al deserto, quando Marino Balleri si incammina verso piazza Grande. 85 anni, veneziano doc, indica le finestre davanti a Palazzo Rosciano: «Vede, lì ci sono nati tutti i mi' figlioli. Qui sotto è pieno di bombe, ma 'un era meglio se si lasciava dormire anche questa?». Rossobianco dalla testa ai piedi (il padre, Mario, era un famoso scarronzone che nelle olimpiadi del '32 dette del filo da torcere agli americani), quando sente la voce d'emergenza dagli altoparlanti si commuove. «Se ripenso a quei bombardamenti, è un pungiglione nel cuore». Poi sorride: «Io stavo ai macelli, una delle prime case con il riscaldamento. Per forza, sotto c'erano le bestie...». Erano i tempi della Ciucia, che viveva in uno dei palazzi bombardati sul viale Caprera. La pronipote, Tiziana Savi, attraversa a passo svelto piazza del Luogo Pio: «È brutto vedere la Venezia senza i veneziani. E questo è niente: ci sono popolazioni che anche per colpa nostra vivono ancora sotto le bombe...». Nelle cassette della posta di mezza Venezia spuntano i volantini contro la guerra della Federazione anarchica. Bomba o non bomba, tocca sempre alla Madonna... Per il disinnesco ci vuole circa un'ora e mezzo. In centro si vede di tutto. Anche chi fa l'uncinetto sulla panchina di via della Madonna, come la signora Pompea Romano. Quando è il momento di rientrare Padre Lorenzo suona le campane di San Ferdinando: «La Venezia è salva...». E siccome i livornesi, come si dice da queste parti, «credenti o no, non ci pensano due volte a scomodare la Signora», nei prossimi giorni sarà celebrata una messa di ringraziamento alla Madonna del Buon Rimedio, la stessa che ogni giugno sale sulla barca dei vogatori rossobianchi. «Abbiamo ballato sulla bomba per mezzo secolo - scherzano i vecchi veneziani - e siamo andati a scomodarla l'11 settembre. Ci voleva proprio la Madonna...»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
