Il Tirreno

Livorno

Sos cibi, uno su tre è taroccato

In alto: il tavolo dei relatori al convegno di Coldiretti e Eurispes
◗
In alto: il tavolo dei relatori al convegno di Coldiretti e Eurispes

Allarme Coldiretti contro le falsificazioni: affaroni per l'"agromafia"

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. «La produzione reale annuale di carne chianina basta a malapena a soddisfare per una settimana la richiesta che arriva dai ristoranti che promettono ai clienti bistecche di chianina doc». Chissà se è solo una battuta quella dell'assessore regionale Gianni Salvadori.  Non è l'unico paradosso che l'ex sindacalista cislino ora nella "squadra" del governatore Rossi spende in Camera di commercio, alla presentazione del "Primo rapporto sull'agromafia" firmato da Eurispes e Coldiretti. L'altro riguarda l'olio: la produzione effettiva di olio toscano arriva alla metà di quello che si trova in negozi e supermercati con marchi simil-toscani. Come uscirne? «Bisogna sapere da dove provengono i cibi che mangiamo: serve la tracciabilità. Ma in forma volontaria: con l'etichettatura il produttore può dare una informazione-chiave che il consumatore attento apprezzerà. Un "di più" di competitività per differenziarsi in meglio».  Qui da noi l'agricoltura è quasi una cenerentola, il nostro territorio si autorappresenta come un mix di porto e grande industria ma è spesso principalmente terziario tradizionale. Eppure agli occhi del mondo Livorno è incredibilmente conosciuta soprattutto per i suoi vini ultrachic come il Sassicaia.  Ma il convegno dell'organizzazione degli agricoltori mette l'accento sull'agromafia per chiamare i riflettori dell'attenzione su illeciti e frodi alimentari: un prodotto su tre è un "made in Italy" falso. E non è solo in ballo la questione del buon nome della produzione "tricolore" (che vale tanti posti di lavoro), è in gioco pure la salute di chi alla fine non sa cosa porta sulla propria tavola. Stefano Masini (Coldiretti) ricorda il caso del vino australiano: è anti-economico spedirlo in Europa già in bottiglia, lo si manda in mega-contenitori e lo si "travestirà" a seconda della nazione in cui si deciderà di imbottigliarlo.  «Nel '92 - dice Gian Maria Fara, presidente Eurispes - ci prendevano per pazzi quando con Legamebiente abbiamo iniziato a parlare di ecomafie, ora vogliamo alzare lo sguardo sui nuovi affari della criminalità organizzata».  Nel dibattito però il procuratore capo Francesco De Leo manifesta un dubbio: "agromafia" è definizione efficace per l'immaginario ma c'è il rischio di credere che truffe e illeciti siano solo come una bega circoscrivibile a chi ha a che fare con la mafia, mentre i comportamenti disonesti possono essere ben più pervasivi. «Inodori, insapori, incolori», dice il presidente Cciaa, Roberto Nardi, per segnalarne la diffusione dappertutto.  «Serve un coordinamento fra Nas, Fiamme Gialle, Regione e Procure per capire la portata del fenomeno in Toscana», segnala Simone Ferri Graziani, presidente provinciale di Coldiretti. E dalle forze dell'ordine, presenti con il vicecomandante dei Nas Antonio Concezio Amoroso e con il colonnello dello Scico-Gdf Massimiliano Di Lucia, arriva un campanello d'allarme: il 25% delle proprietà confiscate alle cosche è costituita da terreni agricoli. Servono come patrimonio, come produzione agricola ma anche come discarica di rifiuti tossici lontano dagli occhi di tutti. ALTRO SERVIZIO A PAG. 12

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa