Il Tirreno

Livorno

La lettera del sindaco Cosimi

Alessandro Cosimi
La lettera del sindaco Cosimi

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Mi permetto di chiedere ospitalità nelle colonne del giornale, dopo un lungo periodo di silenzio.
Non citerò la crisi che sta attraversando il paese come un paravento per non discutere della città, ma credo che sarebbe colpevole non partire dal contesto. Quello che è accaduto in questi ultimi anni non può essere considerato un fatto accessorio. La dimensione del colpo inferto agli enti locali ha dimensioni mai viste, sia sul terreno economico che sul terreno normativo. I nostri bilanci non solo sono depauperati in maniera quantitativa ma, in prospettiva del pareggio di bilancio dello stato, tra il 2011 e il 2013 perderemo 25.3 milioni di euro, ma soprattutto è l'autonomia del Comune stesso ad essere messa in discussione. Il Comune di Livorno ha come giacenza di cassa oltre 19 milioni di euro, ma il Patto di Stabilità impedisce di pagare le imprese sul territorio, di investire sui cittadini e le loro esigenze. La quota dei pagamenti possibili, secondo legge, è chiusa al trenta giugno e fino a gennaio non potremo utilizzare le risorse del Comune.


Servono i privati
Da mesi sto cercando di far capire che questa crisi è la fine di un mondo. La fine di un bilancio fatto di trasferimenti erariali, e l'inizio di un sistema di responsabilità che trasferisce a livello locale la necessità di esprimere una visione più ampia e più adeguata per resistere ad una crisi che non è congiunturale. Certo è difficile pensare che questa crisi abbia risposte "locali", ma di sicuro ha bisogno di essere affrontata con due grandi direttrici. La prima: gli strumenti del passato non sono più sufficienti. La carenza di investimento pubblico va colmata con una forte attrazione di investimento privato e gli strumenti programmatori devono essere capaci di governare una attrazione legittima, trasparente, che sia capace di inserire, come è presente nel programma della coalizione che governa la città e del Sindaco, quei temi che impediscano la visione che solo il mercato è foriero di sviluppo. D'altra parte la responsabilità di tornare ad una dialettica tra pubblico e privato legata ad investimenti e lavoro di qualità è l'unica via per sconfiggere la trasformazione della finanza in una economia autonoma dalla produzione di beni reali. Tutto questo dentro la dichiarata e, sancita dal consiglio comunale, fine della espansione edilizio residenziale della città e quindi senza un utilizzo surrettizio della rendita per non affrontare i problemi strutturali.


Il passato è passato
La seconda: esistono sicuramente opinioni diverse, tutte legittime, ma il tema della città futura di fronte ad una crisi che cambia il mondo in tempo reale, non può essere affrontato con le spalle rivolte al futuro. Ho letto sulla stampa nomi di persone che ho amato e che rappresentano l'incipit della mia scelta di candidarmi nel 2004, ma il tema dell'oggi è prima di tutto la rottura delle consuetudini. Non esiste più quella stabilità politica e per quanto ce ne sentiamo immeritatamente eredi, non possiamo leggere la crisi con le lenti dell'allora. Grandi intuizioni, grandi figure ma dove è oggi un governo nazionale che sia in grado di fare un accordo come quello del '62 sul Cantiere, mentre l'Unione Europea proibisce gli aiuti di stato sulla cantieristica. Allora chi scrive oggi richiamandosi, senza contestualizzarle, a soluzioni di allora riesce, forse inconsapevole, a colpire i tentativi di traghettamento di una città che non potrà più trovare in sé tutte le soluzioni ma che ha bisogno di una leadership solida e condivisa, trasparente, e allo stesso tempo non solitaria.


Il dibattito mancato
Da qui e dalle difficoltà di far passare il messaggio della responsabilità di tutti davanti alla crisi economica, la scelta del congelamento della giunta, perchè i prossimi due anni di lavoro ci permettano di affrontare con coraggio la ghigliottina delle finanziarie, ma ci consentano di definire le prospettive della città.
Forse per un nostro difetto, forse per una scarsa capacità comunicativa, ma nei mesi scorsi abbiamo indicato un luogo dove questa discussione potesse essere aperta, richiedendo il contributo di tutti, e indicando i temi sui quali ognuno dal proprio punto di vista si possa assumere responsabilità: il lavoro, il piano regolatore del porto, il piano strutturale ed altri che non cito per brevità. Non mi sembra che se ne possa immaginare altri, e soprattutto non credo che se ne debba immaginare altri. Cosa vuol dire «bisogna immaginare luoghi neutri»? I problemi sono neutri, non le soluzioni. Se la maggioranza che governa questa città accetterà questa sfida con solida consapevolezza, quel senso di autorevolezza sarà un dono per i partiti che la compongono e per tutti coloro che siedono in consiglio comunale.


Un sottile dileggio
Anche in questo senso, la consapevolezza del ruolo ci deve portare ad aprire con la città un confronto straordinario, che inneschi meccanismi virtuosi della partecipazione, ma che impedisca il rinascere di mostri che sono sempre in agguato, come il conformismo e il trasversalismo. Abbiamo già attraversato fasi molto difficili della politica in questa città, oggi leggo dalle stesse penne di allora, anche un sottile dileggio verso chi ricerca nuove strade per non cadere nell'errore di pensare ad un conformismo del cambiamento, quasi che i tempi dovuti alla complessità fossero incertezza degli obbiettivi (o mi ricordo male se dico che per fare la Darsena Toscana ci sono voluti 26 anni? O ricordo male se dico che dal '53 a 4 anni fa nessuno voleva il Piano Regolatore del Porto?)


Una fase nuova
Credo davvero in una fase di chiarimento che superi le contraddizioni e che porti entro la settimana a chiudere i problemi degli assetti e di un rinnovato patto nella maggioranza che si possa presentare compatta a chiedere un contributo fattivo a quelle forze che in consiglio comunale vorranno assumersi la responsabilita di sviluppare lavoro e coesione sociale in questa città.
Credo sia responsabilità di tutti parlare, come dice Giorgio Napolitano, con grande chiarezza perchè «solo la verità non induce al pessimismo, ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza».

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di Redazione web