Il Tirreno

Livorno

Pescini ammette: avevo già chiesto soldi

Roberto Cestari   Lara Loreti
Pescini ammette: avevo già chiesto soldi

Il funzionario delle Dogane davanti al gip. I militari acquisiscono elenco delle ditte visitate

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 LIVORNO. «Avevo già fatto una cosa del genere: una volta chiesi dei soldi ad un'altra ditta che si occupava di fotovoltaico, e mi dettero 300 euro. Così ho pensato di ripeterlo con l'azienda di Bolzano». Così ha spiegato al giudice Fabrizio Pescini, il funzionario delle Dogane arrestato dai carabinieri alla stazione mentre incassava una mazzetta da 2mila euro dal rappresentante della ditta di energia fotovoltaica.  Secondo l'accusa, il funzionarion delle Dogane aveva chiesto soldi all'impresa altoatesina - che ha installato due impianti a Suvereto - come condizione per poter incassare i 95 mila euro di energia già prodotta e messa sul mercato.  Pescini, assistito dall'avvocato Nicola Giribaldi, è comparso ieri mattina davanti al Gip Gianmarco Marinai per l'interrogatorio di garanzia. Il funzionario delle Dogane ha risposto alle domande del magistrato ed ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando però di averlo fatto per prendere qualche soldo, ma che nei fatti non aveva alcuna intenzione di rallentare l'iter della pratica, ma ammettendo anche che aveva già avuto dei soldi in circostanze simili prima di mercoledì, quando ricevette appunto 300 euro da una ditta di energia fotovoltaica che era nelle stesse condizioni dell'azienda che ha installato l'impianto di Suvereto.  L'avvocato Giribaldi ha sostenuto quindi che il suo cliente, in realtà, ha esagerato le sue possibilità di intervento, ed ha già annunciato che si batterà per far cambiare il capo di imputazione da concussione a truffa o millantato credito.  In ogni caso l'atteggiamento di Pescini davanti al gip è valso a convincere il magistrato a concedergli gli arresti domiciliari, in attesa che la sua posizione in ordine alle misure cautelari venga discussa davanti al tribunale del riesame. Quindi da ieri Pescini è tornato a casa, nella zona di piazza Cavour, dove resterà ai domiciliari.  Intanto prosegue l'indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal capitano Luigi Perri e coordinati dal colonnello Francesco Zati, comandante del Reparto operativo. I militari sono al lavoro per verificare la regolarità delle precedenti verifiche effettuate dal funzionario. A questo scopo, gli investigatori sono in costante contatto con le Dogane e in questi giorni stanno acquisendo le liste delle ditte con cui Pescini ha lavorato. I titolari delle varie aziende verranno quindi ascoltati dai carabinieri allo scopo di approfondire il rapporto che si è creato tra il funzionario delle Dogane e le imprese. I militari verificheranno la posizione di Pescini alla luce delle sue ultime dichiarazioni, rese davanti al gip, e chiedono la collaborazione delle ditte (che comunque non rischiano nulla).  Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, Pescini avrebbe avanzato la richiesta di denaro all'impresa di Bolzano già dal primo colloquio telefonico: «Qualcosa dovrà dare anche a me», avrebbe detto alludendo al denaro. Ma subito l'imprenditore si è rivolto ai carabinieri per denunciare il fatto. A quel punto i militari hanno avviato l'attività investigativa non solo con appostamenti, ma anche con intercettazioni ambientali con microfoni. Nel corso dei due incontri tra il rappresentante della ditta e Pescini, i militari erano in agguato. E hanno ascoltato la richiesta di 2mila euro fatta dal funzionario nel primo appuntamenta a Suvereto, ad agosto. Poi mercoledì in piazza Dante sono entrati in azione nella fase "calda" della consegna del denaro. Pescini, che era arrivato alla stazione in scooter, è stato quindi arrestato. Secondo l'accusa, aveva rallentato i tempi della verifica agli impianti della ditta, nonostante i solleciti dell'imprenditore che aveva bisogno delle autorizzazioni delle Dogane per cominciare a pieno ritmo il lavoro.

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