Gioco
Processione in ricordo di Ablondi Restituito al santuario il quadro rubato vent'anni fa
Giorgio Carlini
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DALLAPPARIZIONE. Mercoledì sera i fedeli in pellegrimaggio hanno salito a piedi il colle di Montenero pregando dallApparizione al santuario Il comandante dei carabinieri riconsegna ai monaci l'opera d'arte Giusti cita il predecessore: «La parola più brutta? È dire "ormai"»
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LIVORNO. La Madonna col Bambino, dopo vent'anni dalla sua scomparsa, è finalmente tornata a Montenero. Lo ha fatto ufficialmente ieri, di fronte a una piazza del Santuario gremita da centinaia di persone, che hanno salutato il suo ritorno a casa. E non poteva esserci occasione migliore dell'8 settembre, giorno dedicato alla natività di Maria, che a Livorno assume un significato particolare, in quanto coincide con la ripresa delle attività della diocesi. Dopo la trafugazione, e un'assenza dalla città per oltre due decenni, il quadro ha ripreso il posto che gli spetta, al termine della processione partita dal piazzale Giovanni XXIII e conclusasi proprio al Santuario. A consegnare simbolicamente l'opera alla comunità cattolica è stato il comandante dei carabinieri di Livorno. «Molti sono i motivi che ci hanno portato qui oggi», ha spiegato il vescovo Simone Giusti aprendo la funzione religiosa davanti alla folla dei fedeli in preghiera. Perché nel giorno dei festeggiamenti per il ritrovamento che ha del miracoloso, il pensiero della chiesa livornese si è rivolto anche ad altri avvenimenti. Primo tra tutti, il ricordo di monsignor Alberto Ablondi, vescovo per trent'anni della diocesi, scomparso il 21 agosto 2010. A lui è stata dedicata la processione, ed è stata fatta una raccolta di fondi per costruire un nuovo centro della Caritas in Corea in sua memoria. Poi, un pensiero anche per don Antonio Marini, ex responsabile del Centro culturale diocesano, deceduto dopo neanche 24 ore dalla morte di Ablondi. Infine, c'è stato il conferimento dell'accolitato (ministero affidato a coloro che sono chiamati a seguire i pastori e a collaborare con loro durante la celebrazione eucaristica) al seminarista Matteo Seu, ragazzo di Rosignano che ha conquistato un'altra tappa verso il sacerdozio. Durante la predica, intensa ed emozionante, monsignor Giusti ha ricordato «l'indimenticato e amato» Alberto Ablondi, leggendo alcune sue lettere pastorali. «Sappiate che la peggiore delle parole - scriveva Ablondi - è "ormai". Traducetela in un'altra parola: "oltre"». Oltre, non ormai. «Come Maria - ha concluso il vescovo - che ci attende "oltre" la nostra vita terrena».
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