Italia
«Siamo in pochi al pronto soccorso»
Anna Cecchini
Gli infermieri scrivono alla Calamai: se poi qualcosa va storto di chi è la colpa?
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LIVORNO. Cinquantasei firme che sono un grido di allarme. Il grido del personale sanitario del pronto soccorso, che chiede all'Asl di risolvere i tanti problemi della struttura, soprattutto quelli di carenza di organico.
Le cinquantasei firme sono in calce a una lettera accorata che infermieri e operatori sanitari hanno inviato nelle scorse settimane al direttore generale dell'Asl 6 Monica Calamai, al direttore area Francesco Genovesi, ai vari responsabili degli infermieri e a tutte le organizzazioni sindacali.
«Con l'attuazione del triage attivo - si legge nella lettera - gli infermieri eseguono elettrocardiogramma, prelievi ematici, terapie del dolore, raccolta dell'anamnesi e rilevazione dei parametri vitali. Tali procedure, a causa delle lunghe attese, devono essere più volte ripetute, poiché i pazienti, sistematicamente, devono essere rivalutati, sovraccaricando così il lavoro dell'infermiere del triage».
Gli operatori sottolineano come «in questa situazione si esasperano i bisogni primari degli utenti», e poi descrivono un'organizzazione del pronto soccorso tutt'altro che ideale. «Capita che spesso un operatore sanitario - scrive il personale - sia impegnato in varie mansioni (trasportare pazienti in radiologia, sistemare le barelle) e quindi infermiere e medico sono costretti ad abbandonare la medicheria per trasportare urgentemente i pazienti in Utic, al blocco operatorio o in rianimazione».
Non è tutto, perché «nelle ore notturne (dalle 20 alle 8), in degenza c'è un solo infermiere con 9 pazienti, molti dei quali negli ultimi tempi sono in condizioni critiche e non stabili: arrivano persone dopo trombolisi, applicazione di drenaggi, crisi epilettiche, intossicati, anziani non autosufficienti disorientati.
Nel caso un paziente necessiti dell'intervento dell'infermiere, come possiamo rispondere alle esigenze primarie degli altri utenti?». È qui che il personale del pronto soccorso lancia il suo allarme e chiede all'Asl «delucidateci sulle nostre responsabilità in caso di una nostra mancanza non per negligenza ma per carenza di personale».
Le cinquantasei firme sono in calce a una lettera accorata che infermieri e operatori sanitari hanno inviato nelle scorse settimane al direttore generale dell'Asl 6 Monica Calamai, al direttore area Francesco Genovesi, ai vari responsabili degli infermieri e a tutte le organizzazioni sindacali.
«Con l'attuazione del triage attivo - si legge nella lettera - gli infermieri eseguono elettrocardiogramma, prelievi ematici, terapie del dolore, raccolta dell'anamnesi e rilevazione dei parametri vitali. Tali procedure, a causa delle lunghe attese, devono essere più volte ripetute, poiché i pazienti, sistematicamente, devono essere rivalutati, sovraccaricando così il lavoro dell'infermiere del triage».
Gli operatori sottolineano come «in questa situazione si esasperano i bisogni primari degli utenti», e poi descrivono un'organizzazione del pronto soccorso tutt'altro che ideale. «Capita che spesso un operatore sanitario - scrive il personale - sia impegnato in varie mansioni (trasportare pazienti in radiologia, sistemare le barelle) e quindi infermiere e medico sono costretti ad abbandonare la medicheria per trasportare urgentemente i pazienti in Utic, al blocco operatorio o in rianimazione».
Non è tutto, perché «nelle ore notturne (dalle 20 alle 8), in degenza c'è un solo infermiere con 9 pazienti, molti dei quali negli ultimi tempi sono in condizioni critiche e non stabili: arrivano persone dopo trombolisi, applicazione di drenaggi, crisi epilettiche, intossicati, anziani non autosufficienti disorientati.
Nel caso un paziente necessiti dell'intervento dell'infermiere, come possiamo rispondere alle esigenze primarie degli altri utenti?». È qui che il personale del pronto soccorso lancia il suo allarme e chiede all'Asl «delucidateci sulle nostre responsabilità in caso di una nostra mancanza non per negligenza ma per carenza di personale».
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