Gioco
«Siamo in pochi al pronto soccorso»
Anna Cecchini
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La sala di aspetto del pronto soccorso Gli infermieri scrivono alla Calamai: se poi qualcosa va storto di chi è la colpa?
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LIVORNO. Cinquantasei firme che sono un grido di allarme. Il grido del personale sanitario del pronto soccorso, che chiede all'Asl di risolvere i tanti problemi della struttura, soprattutto quelli di carenza di organico. Le cinquantasei firme sono in calce a una lettera accorata che infermieri e operatori sanitari hanno inviato nelle scorse settimane al direttore generale dell'Asl 6 Monica Calamai, al direttore area Francesco Genovesi, ai vari responsabili degli infermieri e a tutte le organizzazioni sindacali. Il documento viene a seguito di una precedente lettera del febbario scorso in cui il personale sanitario comunicava all'Asl una serie di gravi problematiche che affliggevano il pronto soccorso. Che, a leggere la nuova missiva, sono rimaste pressoché invariate. È stata avviato infatti l'ampliamento dell'area triage, anche se i lavori, durante l'estate «sono stati bloccati, senza comunicarci il perché». Ma è l'organizzazione del sistema di presa in carico dei pazienti che preoccupa i lavoratori del pronto soccorso. «Con l'attuazione del triage attivo - si legge nella lettera - gli infermieri eseguono elettrocardiogramma, prelievi ematici, terapie del dolore, raccolta dell'anamnesi e rilevazione dei parametri vitali. Tali procedure, a causa delle lunghe attese, devono essere più volte ripetute, poiché i pazienti, sistematicamente, devono essere rivalutati, sovraccaricando così il lavoro dell'infermiere del triage». Gli operatori sottolineano come «in questa situazione si esasperano i bisogni primari degli utenti», e poi descrivono un'organizzazione del pronto soccorso tutt'altro che ideale. «Capita che spesso un operatore sanitario - scrive il personale - sia impegnato in varie mansioni (trasportare pazienti in radiologia, sistemare le barelle) e quindi infermiere e medico sono costretti ad abbandonare la medicheria per trasportare urgentemente i pazienti in Utic, al blocco operatorio o in rianimazione». Non è tutto, perché «nelle ore notturne (dalle 20 alle 8), in degenza c'è un solo infermiere con 9 pazienti, molti dei quali negli ultimi tempi sono in condizioni critiche e non stabili: arrivano persone dopo trombolisi, applicazione di drenaggi, crisi epilettiche, intossicati, anziani non autosufficienti disorientati. Nel caso un paziente necessiti dell'intervento dell'infermiere, come possiamo rispondere alle esigenze primarie degli altri utenti?». È qui che il personale del pronto soccorso lancia il suo allarme e chiede all'Asl «delucidateci sulle nostre responsabilità in caso di una nostra mancanza non per negligenza ma per carenza di personale». Al termine della lettera gli infermieri spiegano il perché di questo sfogo. «chiediamo di poter lavorare con professionalità e serenità, in una realtà dove questi aspetti sono indispensabili. Tale richiesta è motivata dalla reale esigenza di prendere seriamente in esame ciò che abbiamo espresso, poiché si rischia di non poter dare sempre quel servizio che l'utenza si aspetta nei casi di emergenza, non certo per negligenza o per mancanza di volontà, ma per mancanza di infermieri e operatori santari».
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