Gioco
Crisi infinita, il consiglio slitta
Sindaco a tu per tu con i capigruppo: tace l'Idv, ora mugugna Sel
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LIVORNO. Di sicuro non c’è neanche la data, c’è solo il rinvio: il consiglio comunale slitta dall’inizio alla fine della prossima settimana, probabilmente solo venerdì 16 l’assemblea di Palazzo civico tornerà a riunirsi. Con le “ferie” più lunghe dell’era Cosimi, eccetto l’estate 2004, quella immediatamente dopo aver preso il posto di Lamberti. La conferma la offre il sito web del municipio. Vedi alla voce convocazione del prossimo consiglio comunale: sparita la data del 12 settembre, ecco che per il 13 invece figura il nuovo round della conferenza dei capigruppo, il bis di quella di ieri mattina.
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La scusa del rinvio c’è: risulta che anche qualche esponente dell’opposizione abbia chiesto di tenere il consiglio dopo il 15 perché così era stato annunciato prima della pausa estiva (con la conseguenza che alcuni sono adesso fuori Livorno). In realtà, non è molto più d’un pretesto per consentire al sindaco Cosimi di avere qualche giorno extra per cercare di sbrogliare i fili più ingarbugliati della crisi di giunta, ancora di là dall’essere sciolti. A cominciare da: 1) eventuali ingressi di nuovi assessori in giunta; 2) un po’ di taglia e cuci sulle deleghe di questo o quell’amministratore; 3) idem ma in termini di aggiustamento di tiro di questo o quel capitolo del programma. Venerdì 16 il sindaco si dovrebbe presentare in consiglio comunale con la “quadra” su nomi, deleghe e programma. Così ha annunciato. Ma ce la farà? Dall’opposizione di sinistra, Marco Cannito (Città Diversa) avanza un dubbio maligno: «Mi auguro che Cosimi sia in grado di smentire il sospetto che possa ricorrere a qualche escamotage per guadagnare altro tempo. Come? Magari aprendo la discussione iniziando a discutere del passato (le dimissioni di Ritorni) anziché del futuro (la nuova squadra)».
Nell’ultimo weekend di agosto il sindaco Cosimi si era preso una settimana di tempo per venire a capo della crisi, ne sono passate quasi due e ancora si rimbalza fra il toto-assessore e le riunioni in casa Pd o all’interno della maggioranza. Nel frattempo, Cosimi ha messo nel freezer la giunta (ma solo come scossone politico perché non esiste un atto formale che possa determinare il “congelamento” dei poteri degli assessori, poi l’ha messa nel microonde e l’ha sbrinata un po’, giusto il tempo per decidere «lo sblocco di tutte le opere pubbliche immediatamente finanziabili» e ridefinire «la manovra di equilibrio del bilancio». E adesso com’è? Inventando una nuova categoria, potremmo immaginare che la giunta è quasi-scongelata anche se francamente è difficile capire cosa voglia dire. Nella conferenza dei capigruppo - cioè di fronte ai rappresentanti dei gruppi consiliari anche di opposizione - il sindaco Cosimi non poteva presentarsi né a mani piene né a mani vuote.
Difficile credere che la maggioranza gliel’avrebbe fatta passare liscia se, invece di presentarli prima all’esame dei partiti di centrosinistra che lo sostengono, avesse squadernato lì quei suoi famosi “10 punti”, praticamente quasi un condensato del programma da qui a fine mandato ma come un documento solo del sindaco anziché condiviso con la sua coalizione. Impossibile però che il sindaco facesse in tempo ad avere questo faccia a faccia con la sua maggioranza (Cosimi ieri ha precisato che l’incontro ci sarà venerdì prossimo): colpa delle fibrillazioni all’interno del centrosinistra e anche dentro i singoli partiti. Ad esempio, l’Idv: gli scontri interni fra i filo-Toncelli e i filo-Romano restano senza vinti né vincitori. E questo lascia in sospeso un tassello fondamentale del puzzle: ancora si sa chi sarà l’esponente Idv in giunta (e se Toncelli resta vicesindaco). Al tempo stesso il sindaco qualcosina avrebbe dovuto pur mettere in tavola, dopo che tutti s’immaginavano di sedersi a discutere dei “10 punti”.
Cosimi ha mostrato sì un fascicoletto di fogli, ma limitandosi a illustrarli a voce come un documento pronto sì e tuttavia ancora da aprire al dialogo con la maggioranza: l’ha fatto andando talvolta per sommi capi e talaltra oltre la semplice enunciazione dei titoli. In sostanza: il governo taglierà al Comune fondi per 21 milioni di euro in tre anni, bisogna selezionare fortemente gli obiettivi. Quali? Piano strutturale (ci sono i soldi per il bando di affidamento); varianti anticipatrici (su porto e “abitare sociale” ma anche via a una riflessione sul Piano attuativo della Porta a Mare); niente aumento dell’addizionale Irpef. Quanto basta per far notare a Cannito che «il recupero del centro (“Pensiamo in Grande”) sarà il valzer del rinvio e camminerà solo l’affare H&M alla Gran Guardia». Rincarando poi: «Chiedo da mesi i bilanci delle ex municipalizzate, perché me li negate?». Intanto, il dialogo Cosimi l’ha aperto anche al di là dei confini dei “suoi” del centrosinistra.
Facendo l’occhiolino a chi? A Lamberti, che non manca di mandare segnali di possibile feeling? alla minoranza “rossa”, rivendicando il proprio «strabismo di sinistra»? al Pdl, cogliendo il messaggio in bottiglia di Taradash? Sta di fatto che ieri il capogruppo Idv Andrea Romano è rimasto insolitamente in silenzio, i vendoliani di Sel (Giannini) hanno aperto un nuovo fronte di dubbi e mugugni. Riassumibile così: la crisi non l’abbiamo aperta noi ma il sindaco, ora però bisogna ragionare bene sulle ragioni per stare insieme perché non si può essere alleati per forza. Segno che i fischi al sindaco alla manifestazione Cgil, spontanei o “spintanei” che siano stati, ora si sentono anche nella stanze della Politica: da Sel all’area di Rifondazione più propensa al dialogo con il centrosinistra.
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La scusa del rinvio c’è: risulta che anche qualche esponente dell’opposizione abbia chiesto di tenere il consiglio dopo il 15 perché così era stato annunciato prima della pausa estiva (con la conseguenza che alcuni sono adesso fuori Livorno). In realtà, non è molto più d’un pretesto per consentire al sindaco Cosimi di avere qualche giorno extra per cercare di sbrogliare i fili più ingarbugliati della crisi di giunta, ancora di là dall’essere sciolti. A cominciare da: 1) eventuali ingressi di nuovi assessori in giunta; 2) un po’ di taglia e cuci sulle deleghe di questo o quell’amministratore; 3) idem ma in termini di aggiustamento di tiro di questo o quel capitolo del programma. Venerdì 16 il sindaco si dovrebbe presentare in consiglio comunale con la “quadra” su nomi, deleghe e programma. Così ha annunciato. Ma ce la farà? Dall’opposizione di sinistra, Marco Cannito (Città Diversa) avanza un dubbio maligno: «Mi auguro che Cosimi sia in grado di smentire il sospetto che possa ricorrere a qualche escamotage per guadagnare altro tempo. Come? Magari aprendo la discussione iniziando a discutere del passato (le dimissioni di Ritorni) anziché del futuro (la nuova squadra)».
Nell’ultimo weekend di agosto il sindaco Cosimi si era preso una settimana di tempo per venire a capo della crisi, ne sono passate quasi due e ancora si rimbalza fra il toto-assessore e le riunioni in casa Pd o all’interno della maggioranza. Nel frattempo, Cosimi ha messo nel freezer la giunta (ma solo come scossone politico perché non esiste un atto formale che possa determinare il “congelamento” dei poteri degli assessori, poi l’ha messa nel microonde e l’ha sbrinata un po’, giusto il tempo per decidere «lo sblocco di tutte le opere pubbliche immediatamente finanziabili» e ridefinire «la manovra di equilibrio del bilancio». E adesso com’è? Inventando una nuova categoria, potremmo immaginare che la giunta è quasi-scongelata anche se francamente è difficile capire cosa voglia dire. Nella conferenza dei capigruppo - cioè di fronte ai rappresentanti dei gruppi consiliari anche di opposizione - il sindaco Cosimi non poteva presentarsi né a mani piene né a mani vuote.
Difficile credere che la maggioranza gliel’avrebbe fatta passare liscia se, invece di presentarli prima all’esame dei partiti di centrosinistra che lo sostengono, avesse squadernato lì quei suoi famosi “10 punti”, praticamente quasi un condensato del programma da qui a fine mandato ma come un documento solo del sindaco anziché condiviso con la sua coalizione. Impossibile però che il sindaco facesse in tempo ad avere questo faccia a faccia con la sua maggioranza (Cosimi ieri ha precisato che l’incontro ci sarà venerdì prossimo): colpa delle fibrillazioni all’interno del centrosinistra e anche dentro i singoli partiti. Ad esempio, l’Idv: gli scontri interni fra i filo-Toncelli e i filo-Romano restano senza vinti né vincitori. E questo lascia in sospeso un tassello fondamentale del puzzle: ancora si sa chi sarà l’esponente Idv in giunta (e se Toncelli resta vicesindaco). Al tempo stesso il sindaco qualcosina avrebbe dovuto pur mettere in tavola, dopo che tutti s’immaginavano di sedersi a discutere dei “10 punti”.
Cosimi ha mostrato sì un fascicoletto di fogli, ma limitandosi a illustrarli a voce come un documento pronto sì e tuttavia ancora da aprire al dialogo con la maggioranza: l’ha fatto andando talvolta per sommi capi e talaltra oltre la semplice enunciazione dei titoli. In sostanza: il governo taglierà al Comune fondi per 21 milioni di euro in tre anni, bisogna selezionare fortemente gli obiettivi. Quali? Piano strutturale (ci sono i soldi per il bando di affidamento); varianti anticipatrici (su porto e “abitare sociale” ma anche via a una riflessione sul Piano attuativo della Porta a Mare); niente aumento dell’addizionale Irpef. Quanto basta per far notare a Cannito che «il recupero del centro (“Pensiamo in Grande”) sarà il valzer del rinvio e camminerà solo l’affare H&M alla Gran Guardia». Rincarando poi: «Chiedo da mesi i bilanci delle ex municipalizzate, perché me li negate?». Intanto, il dialogo Cosimi l’ha aperto anche al di là dei confini dei “suoi” del centrosinistra.
Facendo l’occhiolino a chi? A Lamberti, che non manca di mandare segnali di possibile feeling? alla minoranza “rossa”, rivendicando il proprio «strabismo di sinistra»? al Pdl, cogliendo il messaggio in bottiglia di Taradash? Sta di fatto che ieri il capogruppo Idv Andrea Romano è rimasto insolitamente in silenzio, i vendoliani di Sel (Giannini) hanno aperto un nuovo fronte di dubbi e mugugni. Riassumibile così: la crisi non l’abbiamo aperta noi ma il sindaco, ora però bisogna ragionare bene sulle ragioni per stare insieme perché non si può essere alleati per forza. Segno che i fischi al sindaco alla manifestazione Cgil, spontanei o “spintanei” che siano stati, ora si sentono anche nella stanze della Politica: da Sel all’area di Rifondazione più propensa al dialogo con il centrosinistra.
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