Il Tirreno

Livorno

Diecimila in piazza con la Cgil

L’ironia dei lavoratori del porto nello striscione portato nel corteo e poi appeso sulla parete di Palazzo Civico
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L’ironia dei lavoratori del porto nello striscione portato nel corteo e poi appeso sulla parete di Palazzo Civico

Una parte del corteo devia dal percorso ufficiale e blocca il traffico

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 LIVORNO. Un corteo che non finisce più. La testa è già al porto e la coda ancora in via Ernesto Rossi. Lungo il percorso piazza Cavour-via Cairoli-via Grande sciamano in diecimila. Bandiere rosse al vento, qualche petardo, qualche fumogeno, striscioni dallo humour delicato: «Dragateci il porto, non le tasche». O sboccato: «L'autoproduzione fa doventà cei» - dove l'autoproduzione è un metodo di lavoro non particolarmente gradito ai portuali che il governo vorrebbe reintrodurre.  Il corteo indetto dalla Cgil per lo sciopero generale, ieri mattina, è stato un successo. Il segretario del sindacato, Maurizio Strazzullo, lascia parlare la questura: «Dicono loro stessi che un corteo così, negli ultimi dieci anni, non lo ricordano». Tantissimi metalmeccanici, tantissimi lavoratori pubblici. E non solo iscritti Cgil. «Cisl e Uil hanno perso un'occasione per stare in mezzo ai lavoratori» dice Strazzullo, pungolando i sindacati che non hanno aderito allo sciopero. Impiegati "neri"...  Tanta gente, non c'è che dire, per uno sciopero quasi improvvisato, proclamato il 23 agosto in pieno periodo vacanziero. La Finanziaria ha spaventato davvero. Ha spaventato, soprattutto, i lavoratori del pubblico impiego. «Con ben sei striscioni, siamo quasi la metà del corteo. Abbiamo raccolto tanta rabbia e alla fine i lavoratori l'hanno manifestata» dice Marco Menicucci, segretario della Cgil Funzione Pubblica. Sfilano gli impiegati del Comune e della Provincia, i lavoratori del teatreo Goldoni e quelli dell'Accademia Navale, gli insegnanti, i bidelli. Assordanti i loro fischietti. ... e tute blu  I più arrabbiati, però, sono i metalmeccanici. Tanti arrivati da Piombino, dove la crisi morde più che a Livorno. Sono loro la testa urlante del corteo. E sono loro che fanno correre l'unico brivido ai funzionari dell'ordine pubblico, quando deviano dal percorso ufficiale all'altezza del palazzo dei portuali, per prendersi il ponte Santa Trinita, incunearsi in piazza del Luogo Pio e poi rientrare in piazza del Comune da via del Porticciolo. Marciano al ritmo di «Berlusconi pezzo di m.», lanciano fumogeni e petardi. Sciopero in vigna  Tredici pullman sono arrivati dalla provincia. Anche da Castagneto: sono i lavoratori della Tenuta dell'Ornellaia. Vino rosso ma «sciopero bianco» spiega soddisfatto il delegato, annunciando che «oggi è stato consentito solo il ritiro della produzione». La vendemmia può aspettare. Bandiera rossa  Tante bandiere di Rifondazione e di Sinistra e Libertà, due sole del Pd. Quattro dell'Italia dei Valori. Garriscono i vessilli dell'Arci. Qua e là si notano politici e amministratori. Il sindaco Alessandro Cosimi, gli assessori comunali Bruno Picchi e Gabriele Cantù, l'assessore provinciale Piero Nocchi, i sindaci Bacci, Tinti, Pioli e Anselmi, i vertici del Pd. Spicca l'assenza di Giorgio Kutufà, presidente della Provincia, che pure era stato invitato. Comizio sul camion  Sul camioncino piazzato sotto lo scalone del Comune, salgono Cosimi, Strazzullo, Quiriconi. L'enfasi è quella dei grandi momenti. «Non accetto che si dica che questa è la manifestazione della Cgil, questa è una grande manifestazione. I lavoratori hanno risposto: cosa c'azzecca l'articolo 8 con il risanamento?» dice Strazzullo. E Quiriconi, della Cgil toscana: «Nell'ultimo anno ci sono stati 60mila licenziamenti in Toscana: come si fa a chiedere ancora flessibilità? Di cosa stiamo parlando?» Cristiano Meoni ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3

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