Gioco
Balzerani sul caso Battisti: Brasile ok, non ha l'ergastolo
Ludovica Monarca
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Lex brigatista Barbara Balzerani presenta il suo libro Cronaca di unattesa L'ex brigatista sottolinea che l'Italia è il Paese dei pestaggi alla caserma Diaz e delle carceri sovraffollate
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LIVORNO. «Cosa ne penso del caso Battisti? Posso solo dire che sono felice che esistano Paesi come il Brasile in cui l'ergastolo non è contemplato, il resto è solo polemica». Dalla presentazione del suo ultimo libro "Cronaca di un'attesa" Barbara Balzerani, ex membro delle Brigate Rosse, si limita a commentare con questa frase l'acceso dibattito che ha accompagnato la decisione delle autorità brasiliane di non estradare Cesare Battisti, ex terrorista condannato all'ergastolo per 4 omicidi avvenuti alla fine degli anni '70. «Per quanto riguarda le sue affermazioni riguardo al pericolo di tortura in Italia, - ha continuato - mi sembra evidente che sia una realtà che non vuole essere affrontata. Genova, la Diaz, le storie di Aldrovandi e Cucchi, giusto per citare qualche caso recente, parlano chiaro». Barbara Balzerani non ama le interviste, preferisce rivolgersi direttamente alle persone arrivate per ascoltare la presentazione del suo ultimo romanzo. Che poi romanzo per lei non è «ma un taccuino di viaggio cominciato con il primo permesso premio: ho provato a raccontare ciò che ho visto, sentito, provato quando mi sono ritrovata in mezzo al presente, a un mondo che non riconosco più e del quale sto ancora cercando una chiave di lettura». "Cronaca di un'attesa" raccoglie le sue riflessioni durante l'ultimo anno trascorso in carcere prima della sua definitiva uscita. «Ho abbandonato le grandi teorie - afferma - e lasciato spazio alle storie "piccole", comuni che nella loro semplicità rappresentano dei paradigmi del mondo». Riguardo alla situazione delle carceri italiane il suo giudizio è netto: «Il sovraffollamento delle nostri carceri è frutto della legiferazione scellerata degli ultimi anni che mira a indirizzare sui settori più deboli la fragilità della nostra società». Nessun accenno al passato e, se le viene chiesto cosa ne pensa del quadro storiografico degli "anni di piombo", rivendica la necessità del racconto, della spiegazione di cosa è stato. «Venti anni di lotta armata, di un movimento etero-diretto, non sarebbero stati possibile senza un appoggio, debole o forte che sia stato, radicato in diversi strati sociali e politici a più livelli. La sinistra istituzionale non lo ammetterà mai. C'è una continua mistificazione. Continuare a trasformare in un giallo misterioso una realtà storica è un errore».
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