La protesta
Nel complesso degradato musica e luci surreali. Canta anche la neozelandese Flip
In cento ballano alle Terme
Juna Goti
Una festa a sorpresa nei vecchi cortili fa rivivere il Corallo
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LIVORNO. Chitarra in mano, ritmo folk, voce calda. Poi le luci soffuse che accarezzano i decori ancora intatti della facciata. Intorno, nel cortile in stile liberty, si balla. Si balla per tutta la notte. Così ecco che in cento riescono là dove, da trent'anni a questa parte, hanno fallito tutti: far rivivere, almeno per una notte, le Terme del Corallo. Proprio così: nella notte tra venerdì e sabato i livornesi si sono ripresi un pezzetto delle bellissime e degradate terme della salute con una festa a sorpresa nel cuore del parco, sotto alle finestre di quelli che una volta erano gli studi medici e la biblioteca. Alcuni di questi spazi, non è un segreto, sono abitati. È il risultato dei vari passaggi di mano, spesso al limite del reale, della struttura. Alcune famiglie hanno vissuto per anni in affitto alla Coca Cola negli edifici di fianco al salone centrale. Quando il complesso è stato acquistato da Bottoni e Cagliata hanno iniziato a pagare il canone alla Fondiaria Apparizione. Per un po' lo hanno fatto anche quando il bene era già passato (nel 2009) nelle mani del Comune (in cambio gli imprenditori hanno costruito un mega complesso residenziale sul retro del Corallo). Oggi gli inquilini sono in una situazione ibrida: qualcuno è stato trasferito, qualcuno è sotto sfratto, qualcun altro è riuscito perfino a prendere la residenza a luglio. Come mostra il documento esposto da Alessandra Franchini (nell'articolo sotto) nel corridoio degli ex studi. Lei vive qui, tra il parco ancora chiuso e i saloni che una volta facevano di Livorno la Montecatini del mare. Venerdì, insieme a gruppi musicali e associazioni culturali della città, ha dato vita alla festa che non ti aspetti: l'invito a cena per qualche amico, poi il passa parola che riaccende le Terme in pochi minuti, con più di cento ragazzi. Si beve una birra, si balla, si fanno quattro chiacchiere sui divani all'aperto. In uno scenario affascinante, tra il decadente e l'irreale: bambole di porcellana anche un po' inquietanti, arredi antichi, il piano di una vecchia Singer a fare da tavolino, cartelli alle vetrate con la scritta "siamo in un museo, non appoggiatevi". A riscaldare l'atmosfera ci pensa una cantante neozelandese, Flip Grater: voce calda, ritmo folk, in un contesto che anche lei definisce «unico», presenta alcuni brani del suo ultimo album. Canta sotto alle finestre abbandonate: «Sembra di stare in un film...», e decide di fermarsi per la notte. Nel corridoio che porta in bagno c'è un poster gigante. Franchini l'ha trovato in uno scantinato. È un pezzo di Livorno: «Acqua minerale Corallo...». Nascosto sotto alla camera rimessa a nuovo c'è ancora il pozzo della sorgente Preziosa, intatto. Qualche tocco di ironica follia: come il basilico fatto crescere in una water restaurato, in mezzo al cortile. Poi quel buco nel vetro della veranda, una finestra sul cortile centrale delle Terme. Accanto c'è un cartello: «Non infilateci la testa, please». Perché la tentazione è forte: da questa parte la musica e le luci, dall'altra la fontana e la scalinata. Bellissime e ferite.
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