Il Tirreno

Livorno

«Facciamoci un centro per i giovani»

Dario Serpan
Alessandra Franchini, residente nell’area
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Alessandra Franchini, residente nell’area

L'appello di Alessandra Franchini, che vive ancora all'interno dell'area

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 LIVORNO. «Salviamo il salvabile. C'è un'area dell'ex complesso termale in cui le maioliche sono ancora intatte, vetrate, portoni e mura resistono, e allora io dico restauriamole e ridiamole alla città, magari aprendo un centro culturale per i giovani». Chi parla è Alessandra Franchini, livornese che abita in un appartamento dentro alle Terme del Corallo, nell'ala che era adibita ai laboratori medici.  Quella di Alessandra è una storia lunga e ignota a molti, ma è anche grazie a lei se una parte dello stabilimento ancora vive e sta in piedi. Da trent'anni frequenta quel posto, sin dai tempi in cui aveva una relazione con Renato Porciatti, figlio dell'ex direttore della Coca Cola, che da quando prese in mano l'intero complesso ne destinò una parte all'abitazione. «Ho iniziato a frequentare questo luogo - racconta - negli anni Ottanta. Sono stata affittuaria dal 2000 al 2007, pagando un regolare affitto alla proprietà. Poi ho trovato casa altrove, finché a gennaio di quest'anno ho deciso di andarmene a Fuerteventura per provare a cambiare vita. Ma sono dovuta rientrare a Livorno e così ad aprile sono tornata a vivere qui». Dopo aver trovato la casa sfondata e occupata, Alessandra la rimette in piedi, pulisce il giardino. A metà luglio le viene riconosciuta la residenza. «Ho il privilegio di vivere qui - dice - ma voglio condividere questo posto con gli altri. Ci sono fotografi, architetti, esperti d'arte che mi sono venuti a trovare, ma anche ragazzi che vengono a studiare o a suonare». A ottobre partiranno, sembra, nuovi lavori per il recupero di una parte dell'ex complesso termale: «Credo che molti soldi verranno buttati via in preventivi, e allora niente cambierà. Io sono un'operatrice sociale e, avendo lavorato molti anni sulla psichiatria, mi sono resa conto che la soglia di età in cui la gente accusa patologie si abbassa sempre di più. Ecco che qui vorrei un centro culturale per la prevenzione giovanile. Interveniamo sugli adolescenti e diamo loro spazi per suonare e creare. Potrebbe nascere un circuito in grado di ricavare nuovi fondi per il recupero delle altre aree. Spero che questa non sia solo utopia».

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