Toscana
L'autopsia rivela: Davide Viola è morto a causa dell'investimento
Lara Loreti
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LIVORNO. Davide Viola è stato ucciso dal colpo preso dall'auto pirata. La morte è stata determinata dall'investimento. È quanto trapela dalle prime indiscrezioni sull'autopsia sul corpo del giovane di 16 anni, deceduto due mesi fa a Collesalvetti. Alla guida della vettura, alle 3.30 circa di notte, c'era Ionel Vajda, operaio rumeno di 40 anni, che è agli arresti domiciliari. Le accuse verso di lui sono omicidio colposo e omissione di soccorso. E molto probabilmente sarà accusato anche di guida in stato di ebbrezza. Un testimone dice che l'uomo a quell'ora era ubriaco. Secondo l'accusa, non ci sarebbe stata alcuna aggressione ai danni dell'adolescente, come qualcuno aveva detto in paese. Davide Viola, come rivelato dall'autopsia, i cui risultati saranno depositati tra pochi giorni in Procura, è stato colpito dalla Nissan Primera di Vajda mentre era seduto (o sdraiato) sull'asfalto. Il ragazzo non era in piedi e non stava attraversando la strada. Le lesioni fatali sono interne, concentrate nella zona del torace. Le gambe non sono state interessate da colpi e neanche la testa: Davide aveva solo una ferita lacera sul capo, che però secondo i medici non ha inciso sul suo decesso. Dagli esami emerge anche che la vettura non è passata sul corpo del giovane, ma l'ha urtato. Il ragazzo era sulla sede stradale e il conducente non l'ha visto, anche perché la strada era buia. Ma soprattutto sia il rumeno alla guida della Primera sia il sedicenne erano ubriachi. Ricordiamo che Vajda è stato sottoposto all'alcol test la mattina successiva allo scontro, intorno alle 9. L'uomo infatti dopo l'investimento si è allontanato e non è tornato indietro a soccorrerlo. È stato trovato e arrestato dai carabinieri di mattina in casa, a Colle, a pochi metri dal luogo dell'incidente. Dal test è emerso che il rumeno aveva ancora un tasso alcolemico di 0.32, in ogni caso un valore inferiore al limite, che è 0.50. Tuttavia, come accertato dagli investigatori, guidati dal pm Giuseppe Rizzo, il barista del paese ha testimoniato che i due quella notte avevano bevuto. Quanto al ragazzo, la conferma del fatto che avesse alzato un po' il gomito è venuta dagli esami tossicologici sul corpo. Per approfondire ulteriormente il caso, il pubblico ministero Rizzo ha anche disposto una perizia, svolta dall'ingegnere Domenico Trovato, dentro e fuori dell'auto. Dalla verifica è venuto fuori che Davide non è salito a bordo della vettura. Inoltre le tracce presenti sulla Primera sarebbero compatibili con l'investimento. Inoltre,secondo gli accertamenti della Procura, la vettura non andava veloce, ma l'impatto è stato duro. Resta il giallo del cellulare, scomparso da quella notte e mai riemerso. Secondo l'accusa, il giovane potrebbe averlo perso e poi qualcuno potrebbe averlo preso. Il rumeno dal canto suo, difeso dall'avvocato Nicola Amodio, ha sempre detto di essersi allontanato dal luogo dell'investimento in quanto non si era accorto di nulla. Aveva solo sentito un ostacolo durante la corsa verso casa. Vajda è agli arresti domiciliari dal 19 giugno, quando è avvenuto l'incidente. «Chiederò alla Procura la revoca della misura cautelare o quanto meno che sia modificata in obbligo di firma - dice il legale - Il mio cliente non può neanche lavorare e questo ha comportato grandi difficoltà per la sua famiglia». L'avvocato esprime le sue perplessità sulla dinamica: «Il mezzo non è passato sopra al giovane, è da capire quindi come sia avvenuto l'investimento, ammesso che ci sia stato. Anche le lesioni che ha il ragazzo non sono perfettamente compatibili con la vettura. Tutti punti da chiarire».
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