Attenzione
Due cuori e un'ambulanza
Lara Loreti
◗
VOLONTARIATO, CHE PASSIONE. Chiara e Roberto da cinque anni sono volontari della Svs Roberto e Chiara oggi sposi: sogno d'amore nell'emergenza
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Venticinque: il numero della squadra "speciale". Almeno 600: i turni di soccorso fatti insieme. Cinque: gli anni della condivisione. Fino al gran finale: il matrimonio. Sono i numeri vincenti di Chiara Allegri e Roberto Santoli. Infermiera lei, medico del 118 lui. Entrambi volontari della Svs. Oggi il loro sogno d'amore, nato e cresciuto a bordo delle ambulanze della Svs, si corona con il "sì". Alle 9.45 i due soccorritori si sposano in Comune, dopo un fidanzamento da favola, iniziato proprio in via San Giovanni, nella sede dell'associazione di volontariato. Non un colpo di fulmine, ma un sentimento che si è sviluppato nel tempo e che è maturato giorno dopo giorno, servizio dopo servizio. Tutto è cominciato quella sera del 2006. Lei, ancora studentessa di scienze infermieristiche e volontaria di secondo livello, monta sull'ambulanza con la fatidica squadra 25 (questo il nome del gruppo, in base ai turni) con Roberto in qualità di medico dell'emergenza. «Tra noi è nata subito un'intesa che presto si è trasformata in una grande amicizia - ricorda Chiara con gli occhi sognanti - Entrambi eravamo sposati e tra noi all'inizio non c'era niente, solo un bellissimo rapporto, che ogni giorno diventava più profondo». L'anno dopo, i due volontari si separano dai rispettivi partner. Ed è allora che sboccia l'amore. Chiara e Robe continuano a fare servizio insieme in ambulanza, ma cercano piccole occasioni per vedersi anche fuori. Ed è in una di queste circostanze che il sentimento e l'attrazione reciproci vengono suggellati dal primo bacio. E, ironia della sorte, location del magico momento, è la sede della Misericordia di Antignano. Lo racconta Chiara: «Roberto era di turno lì e io ero andata a salutarlo... È stato allora che mi ha abbracciato e ci siamo baciati la prima volta». La coppia va a convivere e la storia è un crescendo di emozioni, un intreccio meraviglioso di vita privata e lavoro. «Un coinvolgimento totale», chiosa il medico. Ma cos'è che ha fatto scattare la ben nota scintilla? Risponde per primo Roberto: «Non c'è una cosa in particolare... Di Chiara mi ha colpito il suo modo di agire, di parlare, di comportarsi. E la forte complicità, nata subito, poi è diventata sempre più grande. Noi ridevamo per le stesse battute, avevamo le stesse idee e gusti affini. E ora, basta che lei batta una ciglia, e io capisco cosa le è successo!». Chiara alza lo sguardo al cielo mentre descrive cosa di Roberto le fa battere più di tutto il cuore: «Di lui, prima dell'aspetto fisico e di ogni altra cosa, mi ha stregato il modo di essere medico, la sua umanità, l'umiltà. La capacità di ascoltare i pazienti, di avvicinarsi a loro con dolcezza e tranquillità, anche nei momenti più difficili». Una forte intesa, ma anche qualche piccola divergenza caratteriale che aggiunge un po' di pepe al rapporto. «Siamo due persone semplici, che amano le cose semplici, in primis la natura», dice Roberto. «Io però sono più impulsiva - aggiunge Chiara - mentre lui è più riflessivo». E il collante numero 1 è il lavoro: «Per noi montare insieme sull'ambulanza della Svs è un valore aggiunto - continua Chiara - Lui mi ha insegnato tanto e insieme si lavora benissimo, io capisco al volo cosa gli serve e viceversa». Dopo le nozze, la coppia volerà in Polinesia e poi negli Usa. Per esportare anche al di là dell'oceano la loro unione. Ma prima della cerimonia, tutti in ambulanza per un giro "d'emergenza", con i lampeggianti rigorosamente accesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
