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Atl: stato di crisi e per 33 esuberi già avviata la mobilità
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Sotto, a sinistra, il presidente dellAtl, Alfredo Fontana L'azienda vuole la cassa integrazione in deroga Reazione sindacale e interpellanza in consiglio
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LIVORNO. L'Atl ha dichiarato lo stato di crisi, ed ha annunciato 33 esuberi, aprendo le procedure di mobilità. La cosa ha scatenato la reazione dei sindacati, riuscendo a ricompattarli almeno in parte dopo lo "strappo" dell'accordo del 2007, anche se non mancano distinguo e posizioni diverse. Da parte sua l'Atl parla di una scelta obbligata dopo i tagli al trasporto pubblico locale e spiega che la decisione è stata presa per ottenere la cassa integrazione in deroga. La dichiarazione dello stato di crisi è diventata di pubblico dominio dopo un'interpellanza rivolta al sindaco dal capogruppo in consiglio comunale di Citta Diversa, Marco Cannito, che accusa l'Atl di averlo fatto «all'oscuro della città e dei consigli elettivi». Cannito tira in causa straordinari che verrebbero comunque fatti, questioni giudiziarie e la perdita dei servizi turistici e di parcheggio, chiedendo lumi al sindaco. La decisione dell'azienda, che di fatto apre le procedure di mobilità, per le quali ci sono 120 giorni di tempo, viene giustificata con il fatto che dopo i tagli al servizio pubblico, con una riduzione di circa 1.200mila chilometri percorsi, pari ad un mancato introito di poco meno di 2 milioni, cosa che causerà una perdita di esercizio stimata per il 2011 in oltre 2,3 milioni di euro, sia «indispensabile introdurre correttivi», ovvero ridurre il personale in esubero rispetto alle necessità dell'azienda. La cosa ha provocato una reazione sindacale, anche se con posizioni anche abbastanza diverse. Decisamente dura quella di Massimo Franceschi, della Faisa, che punta addirittura a proclamare uno sciopero immediato, per quanto lo consentano le procedure in vigore nei trasporti pubblici. «E' una forzatura dell'azienda, che in questo modo vuol ottenere la cassa integrazione in deroga - sostiene Franceschi - e questo mentre sono state fatte 28mila ore di straordinario, ci sono servizi esternalizati, e soprattutto c'è stata una vittoria nella causa sull'orario di lavoro, che porterà a dover ridurre il monte ore per dipendente. Questa gente - conclude il sindacalista Faisa - vuol rovinare l'azienda, come è già avvenuto in altre città toscane». Non sono certo meno dure le parole di Massimiliano Massai, della Uil, sigla che non ha firmato nemmeno lei l'accordo del 2007: «Francamente ci aspettavamo una mossa del genere da parte di un'azienda che va avanti a forzature» - afferma il sindacalista Atl, ricordando il valzer degli esuberi annunciati, che dapprima erano settanta poi erano scesi considerevolmente per risalire ai 33 attuali. E se la Cgil nel 2007 ha firmato, questa volta anche Alessio Bernini leva una voce critica: «L'accordo che era stato raggiunto nel febbraio di quest'anno prevedeva che le aziende, prima di proclamare stati di crisi, passasero attravero un confronto con i sindacati alla Regione. «Non si possono firmare questi accordi e poi proclamare lo stato di crisi - accusa Bernini - e poi di fatto sono state aperte le procedure di mobilità». E Bernini annuncia che si cercherà di compore un documento comune alle diverse sigle sindacali da inviare alla regione chiedendo un suo intervento immediato. Assai diversa, invece la posizione di Maurizio Pazzaglia, del Sul: «Dobbiamo essere realisti e vedere questa cosa per l'occasione che rappresenta di sistemare quei lavoratori che hanno maturato i requisiti ma che hanno dovuto rimandare di un anno il pensionamento, come di quelli che nel 2012 potranno rientrare nei benefici previsti per i lavori usuranti - sostiene Pazzaglia - ricordandoci che così si potrebbe avere un'uscita indolore e salvaguardare i conti dell'azienda». E infine il preidente Atl, Alfredo Fontana, che per prima cosa polemizza con Cannito - «Della situazione Atl di parla da un anno» - e poi spiega che l'azienda «non vuol licenziare nessuno», ma anche che la cassa integrazione sarbbe utilizzata «su base volontaria, ed eventualmente, se sene presentasse la necessità, sicuramente a rotazione». Fontana sostiene con forza che la scelta dell'azienda, con i tagli decisi ai servizi, è praticamente obbligata, e contesta le affermazioni di alcuni sindacati: «Gli straordinari potrebbero valere al massimo 5-6 esuberi, e di lavorazioni esterne ormai ne abbiamo ben poche e poi - conclude Fontana - per quanto riguarda la causa sull'orario di lavoro vorrei ricordare che è stata vinta solo una causa in primo grado, e abbiamo fatto ricorso in appello, dove già altre volte i giudici ci hanno dato ragione».
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