Gioco
«Potevamo salvare Matteo»
Ludovica Monarca
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I tentativi di soccorso durante la tragedia di Calafuria I bagnini chiedono postazioni sulle scogliere
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LIVORNO. Matteo non si trova. Dopo giorni di ricerca, causa anche le forti e diverse correnti di questi giorni, il corpo del ragazzo è ancora disperso in mare. I sommozzatori dei vigili del fuoco intanto continuano a scandagliare la costa del litorale, specialmente di fronte a Calafuria, zona in cui il ragazzo è stato trascinato via dall'onda, ma finora senza risultato. «E pensare che per salvarlo sarebbe bastato che sullo scoglio ci fosse stato un bagnino, che, vedendo Matteo in una posizione pericolosa, lo avrebbe sicuramente avvertito di spostarsi in una zona sicura». A parlare così è Valerio Catanorchi, 38 anni, presidente dell'associazione Surf School Lillatro e bagnino professionista. La tragedia di Matteo ha spinto la sua associazione, che conta più di 100 surfisti, tutti esperti di mare e per la maggior parte bagnini, a scrivere una lettera che punta il dito contro la scarsa salvaguardia delle nostre coste. Loro conoscono la bellezza del mare, ma anche le sue insidie posso derivare da relazionarsi ad esso non consci dei pericoli che sono in agguato. «Ogni anno troppe persone perdono la vita nel nostro mare - spiega Catanorchi - eppure la maggior parte delle tragedie potrebbero essere tranquillamente evitate distribuendo bagnini lungo la costa. Il Comune piange le disgrazie, ma appena passa l'estate tutto viene dimenticato». Sono parole forti le sue, piene di rammarico. Secondo Valerio e la sua associazione, la presenza di persone competenti lungo le coste non solo servirebbe a rendere le nostre spiagge, specialmente quelle libere, più sicure, ma rappresenterebbe l'occasione di fornire anche un servizio di informazione ai turisti e di pulizia della costa quotidiano. «Il Comune dice che non ci sono soldi - continua Valerio - ma un investimento del genere permetterebbe di salvare più vite umane in tempo e quindi eliminare la spesa delle ricerche che è sicuramente superiore a quella di assumere dei professionisti per la stagione». L'associazione di surfisti normalmente si occupa di campagne ambientaliste, ma dopo la morte di Matteo, la quattordicesima di quest'estate lungo la costa toscana, abbiamo tutti sentito l'esigenza di esprimere la nostra opinione. «In fondo - afferma Catanorchi - è in gioco la sicurezza dei bagnanti, e il Comune dovrebbe prendere una posizione a riguardo. Livorno è una città piena di bagnini competenti per effettuare la vigilanza della costa e- conclude il surfista livornese - sarebbe anche una bella occasione per aumentare l'offerta di lavoro in un momento di crisi occupazionale come quello che stiamo vivendo adesso»
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