Gioco
Assegni falsi, truffa da 30mila euro
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L’ispettore Massimo Montuori, al centro tra due colleghiLa polizia postale scopre un cinquantenne di Montecatini che colpiva in città
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LIVORNO. Ripuliva i conti correnti delle ignare vittime riscuotendo degli assegni falsi, che gli venivano inviati da un complice di Roma. Alla fine aveva raccolto una bella somma, circa 30mila euro, ma è stato scoperto e denunciato dagli uomini della polizia postale di Livorno, che, dopo una raffica di denunce, si sono mobilitati e in pochi giorni sono riusciti ad individuare il rsponsabile.
La vicenda è inziata all'inzio del mese scorso, quando alla sede della polizia postale, in piazza Bemaozegh, si presentò un operaio livornese di 45 anni che lamentava di essere stato derubato di circa 4mila euro dal suo conto corrente postale. Questo era avvenuto attraverso la riscossione di 4 assegni, che però la vittima della truffa non aveva mai emesso, tanto che aveva potuto mostrare agli agenti della polpost il libretto con i veri assegni che riportavano quei numeri di serie e che, ancora da compilare, erano ancora in suo possesso. Dopo qualche giorno si sono presentate alla polizia postale altre persone che hanno lamentato la stessa cosa: qualcuno aveva preso i soldi dai loro conti correnti postali, ma in un caso anche da uno bancario, riscuotendo degli assegni che loro non avevano mai emesso e che, ancora una volta, erano sempre in loro possesso, mai staccati dai blocchetti. Alla fine, tra tutte le denunce, una mezza dozzina, la cifra complessiva truffata agli ignari risparmaitori si è aggirata sui 30mila euro. Una situazione questa che ha messo in allarme anche gli uomini della polpost livornese. In particolare il comandante, ispettore Massimo Montuori, dopo aver visto che alcuni degli assegni erano stati riscossi in Campania, ma che parecchi invece erano stati pagati da uffici postali livornesi, ha diramato una serie di avvisi ai direttori delle sedi delle Poste spiegando cosa era accaduto e soprattutto che, se si fosse presentato qualcuno con assegni e documenti sospetti, venisse immediatamente avvertita la polizia postale. Questo perché questi assegni potevano essere riscossi solo alla posta e da una persona che fosse titolare di un conto corrente postale. Così, alla fine dello scorso mese, è arrivata la chiamata di un direttore di un ufficio postale di Livorno che segnalava come si fosse presentato un uomo che appunto chiedeva di riscuotere un assegno postale di notevole importo. L'ispettore Montuori ha detto agli impiegati di cercare di trattenerlo ed è accorso con i colleghi, ma nel fattempo l'uomo, vedendo che il pagamento ritardava e fiutando che qualcosa fosse andato stiorto, è scappato via lasciando l'assegno al direttore, facendo perdere momentanamente le proprie tracce. Ma insieme all'assegno, che è risultato poi a nome di una persona delle Puglie, che, come le altre vittime, non lo aveva mai staccato dal blocchetto il truffatore aveva lasciato all'ufficio postale gli estremi del suo documento.
Così la polizia postale è risalita al truffatore, un cinquantenne di Montecatini che risultava avere dei precedenti. Così i poliziotti livornesi sono subito partiti alla volta di Montecatini dove, insieme ai colleghi del compartimento di Firenze, competenti per zona, hanno perquisito l'abitazione del cinquantenne, dove è saltato fuori un blocchetto di assegni falsi. L'uomo ha ammesso così le proprie responsabilità, spiegando che era stato costretto a prestarsi alla truffa per pagare un debito: lui - ha detto agli agenti - riscuoteva gli assegni che gli venivano inviati già compilati e firmati e poi versava le somme raccolte in questo modo ad un complice di Roma. L'uomo è stato così denunciato per truffa e gli assegni falsi sequestrati. A questo punto le indagini proseguono per cercare di individuare questa persona, ma soprattutto il meccanismo che permetteva alla banda di essere in possesso di questi assegni.
La vicenda è inziata all'inzio del mese scorso, quando alla sede della polizia postale, in piazza Bemaozegh, si presentò un operaio livornese di 45 anni che lamentava di essere stato derubato di circa 4mila euro dal suo conto corrente postale. Questo era avvenuto attraverso la riscossione di 4 assegni, che però la vittima della truffa non aveva mai emesso, tanto che aveva potuto mostrare agli agenti della polpost il libretto con i veri assegni che riportavano quei numeri di serie e che, ancora da compilare, erano ancora in suo possesso. Dopo qualche giorno si sono presentate alla polizia postale altre persone che hanno lamentato la stessa cosa: qualcuno aveva preso i soldi dai loro conti correnti postali, ma in un caso anche da uno bancario, riscuotendo degli assegni che loro non avevano mai emesso e che, ancora una volta, erano sempre in loro possesso, mai staccati dai blocchetti. Alla fine, tra tutte le denunce, una mezza dozzina, la cifra complessiva truffata agli ignari risparmaitori si è aggirata sui 30mila euro. Una situazione questa che ha messo in allarme anche gli uomini della polpost livornese. In particolare il comandante, ispettore Massimo Montuori, dopo aver visto che alcuni degli assegni erano stati riscossi in Campania, ma che parecchi invece erano stati pagati da uffici postali livornesi, ha diramato una serie di avvisi ai direttori delle sedi delle Poste spiegando cosa era accaduto e soprattutto che, se si fosse presentato qualcuno con assegni e documenti sospetti, venisse immediatamente avvertita la polizia postale. Questo perché questi assegni potevano essere riscossi solo alla posta e da una persona che fosse titolare di un conto corrente postale. Così, alla fine dello scorso mese, è arrivata la chiamata di un direttore di un ufficio postale di Livorno che segnalava come si fosse presentato un uomo che appunto chiedeva di riscuotere un assegno postale di notevole importo. L'ispettore Montuori ha detto agli impiegati di cercare di trattenerlo ed è accorso con i colleghi, ma nel fattempo l'uomo, vedendo che il pagamento ritardava e fiutando che qualcosa fosse andato stiorto, è scappato via lasciando l'assegno al direttore, facendo perdere momentanamente le proprie tracce. Ma insieme all'assegno, che è risultato poi a nome di una persona delle Puglie, che, come le altre vittime, non lo aveva mai staccato dal blocchetto il truffatore aveva lasciato all'ufficio postale gli estremi del suo documento.
Così la polizia postale è risalita al truffatore, un cinquantenne di Montecatini che risultava avere dei precedenti. Così i poliziotti livornesi sono subito partiti alla volta di Montecatini dove, insieme ai colleghi del compartimento di Firenze, competenti per zona, hanno perquisito l'abitazione del cinquantenne, dove è saltato fuori un blocchetto di assegni falsi. L'uomo ha ammesso così le proprie responsabilità, spiegando che era stato costretto a prestarsi alla truffa per pagare un debito: lui - ha detto agli agenti - riscuoteva gli assegni che gli venivano inviati già compilati e firmati e poi versava le somme raccolte in questo modo ad un complice di Roma. L'uomo è stato così denunciato per truffa e gli assegni falsi sequestrati. A questo punto le indagini proseguono per cercare di individuare questa persona, ma soprattutto il meccanismo che permetteva alla banda di essere in possesso di questi assegni.
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