Sicurezza
«Quattro mesi per l'esito di un pap-test»
Anna Cecchini
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Una veduta dellospedale da piazza Damiano Chiesa La rabbia di una operatrice sanitaria: dicono che non c'è personale ma trattare così i cittadini vuol dire mancare loro di rispetto
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LIVORNO. In quattro mesi e mezzo non solo non le hanno inviato l'esito dell'esame che ha fatto ad aprile, ma addirittura non hanno neppure analizzato il campione di materiale che le hanno prelevato. Donatella Santi, che fra l'altro è operatrice sanitaria dell'Asl 6, è scandalizzata. «Ho compiuto 50 anni il marzo scorso - racconta - e ho sempre fatto gli esami privatamente. In aprile l'Asl mi ha inviato la convocazione per il pap-test sulla base del progetto di screening della popolazione». La signora Santi ha accettato e il 22 aprile ha effettuato l'esame. «Ho chiesto quando avrei potuto avere la risposta - prosegue - e mi hanno detto che in genere ci vogliono dai tre mesi ai tre mesi e mezzo». La donna ha atteso senza protestare. È trascorsa tutta la primavera e ormai anche l'estate, ma a casa sua l'esito del pap-test non è mai arrivato. Così ieri mattina ha deciso di chiedere spiegazioni. Perché quattro mesi e mezzo per ottenere la risposta di un esame le sono sembrati davvero troppi. «Stamani (ieri, ndr) sono andata in via Piave - racconta Donatella Santi - per chiedere spiegazioni, che però non mi hanno saputo fornire. Mi sono un po' alterata e ho deciso di capire cosa fosse successo». Così Donatella ha chiamato direttamente nel reparto di anatomia patologica, dove vengono analizzati i vetrini con i campioni prelevati per i pap-test. «Mi hanno detto che lì - prosegue - il vetrino è arrivato il 23 aprile, quindi il giorno dopo aver effettuato l'esame. Ma poi è restato lì, visto che mi hanno detto che l'esame citologico non era stato amcora fatto perché non c'è abbastanza personale e quindi sono in ritardo». In poche parole il vetrino con le cellule prelevate alla signora Santi è rimasto in reparto per 4 mesi e mezzo. «Visto che è trascorso così tanto tempo - dice ancora - mi vengono dubbi sulla validità che ora può avere il materiale da analizzare. Mi chiedo perché convocano i cittadini per esami di screening se poi non sono in grado di dare le risposte in tempi adeguati. Soprattutto nel caso in cui dopo il paziente risulti malato, mi sembra grave che lo facciano attendere così a lungo». Lo sfogo di Donatella Santi è in difesa dei diritti dei cittadini. «Io sono un'infermiera - conclude - e se avessi voluto avrei potuto ottenere corsie preferenziali. Non l'ho fatto, quindi parlo da cittadina e trovo ingiusto che la gente sia trattata in questo modo».
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