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Livorno

Maxibollette, il pm chiede il processo

Maxibollette, il pm chiede il processo

Provincia: coinvolti Kutufà, l'ex assessore Garufo e due dirigenti

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 LIVORNO. La procura chiederà il processo per l'ex assessore provinciale Rocco Garufo, accusato di peculato per aver usato per scopi personali un pc della Provincia, causando una spesa di quasi 50mila euro in bollette telefoniche, ma anche per il presidente provinciale Giorgio Kutufà e i dirigenti Alberto Bartalucci e Alessandro Giovannini, accusati non aver denunciato i fatti all'autorità giudiziaria.  La procura ha infatti chiuso l'inchiesta portata avanti dal pm Gianfranco Petralia sulla vicenda che coinvolse l'ex assessore provinciale all'ambiente.  Garufo, 40 anni, che è difeso dall'avvocato Mario Pilade Chiti del Foro di Firenze, è accusato di peculato perché, nella sua qualità di pubblico ufficiale, avrebbe utilizzato per fini personali il pc che gli era stato dato in uso dalla Provincia, e in particolare la chiavetta per collegarsi ad internet. Così, nel periodo tra l'ottobre 2007 e l'ottobre dell'anno successivo, Garufo avrebbe provocato un'abnorme fatturazione, che alla fine assommava a ben 49.760,53 euro totali che la Provincia dovette comunque pagare. Ma per l'ex assessore c'è anche un'altra accusa, quella di falso, a proposito della denuncia che Garufo fece in questura, il 12 settembre del 2008, che gli era stato rubato il computer che gli era stato dato in uso dalla Provincia.  Per Kutufà, Bartalucci e Giovannini, difesi rispettivamente dagli avvocati Alberto Uccelli, Luca Mangini ed Enrico Marzaduri e Aurora Matteucci, l'accusa è invece di omessa denuncia all'autorità giudiziaria. Secondo la procura, infatti, i tre, nelle loro qualità di presidente della Provincia Kutufà, dirigente della ragioneria generale Bartalucci e direttore generale Giovannini, non denunciarono Garufo all'autorità giudiziaria (magistratura o polizia). I tre, sostiene la procura, si limitarono a convocare Garufo e a chiedergli il rimborso dei soldi spesi nelle maxibollette. L'omissione proseguì, sempre secondo la tesi della procura, anche quando Garufo, dopo aver reso solo 5.100, euro sospese i rimborsi. La cosa infatti venne denunciata dalla Provincia alla Corte dei Conti, mentre la procura sostiene che doveva esserne informata direttamente.  Va precisato che quello contestato a Kutufà, Bartalucci e Giovannini è in ogni caso di un reato di modesta entità, che il codice penale punisce con una pena massima di 516 euro, mentre i reati contestati a Garufo, che a causa di questa vicenda ha visto distrutta la propria carriera politica, prevedono una pena da 3 a 10 anni di reclusdione il peculato, e con una pena fino a due anni il falso.  Adesso la parola passa al giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere sull'eventuale rinvio a giudizio dei quattro indagati.

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