Il Tirreno

Livorno

Crisi in giunta, la lettera di Davide Cecio

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Caro Paolo,

Ancora una volta non posso rimanere indifferente alla tua provocazione di oggi sul Tirreno. Non posso perché trovo che la forma da te usata, quella di parlare direttamente al cuore dei livornesi,  richiami una visione della politica che fa leva sui sentimenti , sull'orgoglio di una città impoverita dalla debolezza del nostro sistema di governo che determina non solo un acuirsi di un sentimento antipolitico, ma lascia spazio a forme più subdole di governo del territorio fatta di lobby di potere che, ad uso a confrontarsi con logiche di  mercato,  non hanno a cuore interessi generali ma piuttosto  quello di singoli o di gruppi di potere che continuano a depauperare le risorse della nostra città.

Viviamo un tempo di profonda crisi delle istituzioni, una crisi sistemica incapace di incarnare un ideale di partecipazione ma anche di narrazioni capaci di unire e trascinare le persone alla partecipazione. Condivido l'idea di una marginalizzazione delle risorse umane nel nostro territorio come ampiamente dimostrabile scorrendo i responsabili di istituzioni e società della nostra città, quasi fosse necessario sottrarle ad un pernicioso sistema di controllo politico che è, a mio dire, il vero vulnus del sistema politico locale. Livorno è storicamente una città monocolore, una città disabituata ad un confronto politico, incapace di fare sistema se non guardando a quella parte di economia facilmente riconducibile a quell'area politica. Livorno dunque si è come ripiegata su se stessa e soffre per ragioni di sopravvivenza di una classe politica storicizzata fatta di persone  che nella vita spesso non hanno fatto altro. Quei pochi giovani che riescono a ritagliarsi degli spazi spesso sono costretti a misurarsi con questo sistema, senza spesso riuscire a sottrarsi dal lusingante fascino del potere. Ecco dunque che ogni tipo di sollecitazione venisse al di fuori di questo sistema sarebbe percepito come una minaccia e dunque qualcosa da eliminare o più semplicemente marginalizzare. Non a caso la crisi che la giunta vive in questi giorni origina da un annoso problema riguardante la gestione del territorio. Il ricorso sistematico a forme quali le così dette Varianti Urbanistiche lasciano immaginare uno scenario poco edificante di spartizione delle risorse rimaste e la politica, incapace di determinare lavoro e ricchezza, vi ricorre come un buon padre di famiglia ricorre a investire sui beni rifugio. L'edilizia è un punto nodale dell'economia locale perché intorno ad essi girano, o dovrebbero girare, un sistema di piccolo artigianato che consorziato riesce a sbarcare il lunario ma che soffre di un sistema globale sempre più impietoso. E' il caso della crisi epocale del nostro porto che ha origini antiche e che ormai è destinato a sottrarsi a quello logiche localistiche che hanno alimentato il sistema di potere. Penso alla meritevole Compagnia di Lavoratori Portuali che soffre, più di altri, del confronto del mercato globale e dell'asfissia della politica incapace di rilanciare il nostro porto e sempre più alla merce del mercato. Non a caso un lettore attento avrebbe notato una vera guerra di posizione sull'Autorità Portuale e ancor più sulla Porto 2000, che sembra una logorante partita a scacchi ma che altro non è che un abile schierarsi in quei centri di potere capaci di originare ricchezza e dunque consenso politico.

Vedi Paolo, ho motivi di rancori personali nei confronti del nostro Sindaco, più per aver lasciato che la nostra amicizia naufragasse a causa delle mie dolorose vicende personali che per l'incapacità dimostrata di far fronte al declino di questa città. Mi sento di dire che le colpe del nostro Sindaco non sono tanto quella di aver mancato di idee quanto piuttosto di coraggio ed è di coraggio che invece abbisogna la città in questo momento. L'azzeramento della Giunta è un fatto epocale ma può dirsi un fatto positivo per la città se in quest'ultima parte di mandato Alessandro riuscirà a perseguire con determinazione nuovi orizzonti, lui può per il mandato che la città gli ha dato e per le capacità sue proprie. L'auspicio è che da qui origini un nuovo risorgimento della città sostenuto dai tanti giovani  impegnati a vario titolo nei Partiti e nel mondo associativo, non una rivoluzione anagrafica ma sistemica senza la quale la città è destinata a l'oblio.

Un abbraccio con la stima che sai,

Davide

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