Il Tirreno

Livorno

Un costume sugli scogli, ma non è di Matteo Maestri

Un momento delle ricerche nel mare antistante Calafuria; sotto Matteo Maestri disperso da sabato
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Un momento delle ricerche nel mare antistante Calafuria; sotto Matteo Maestri disperso da sabato

Il mare continua a tenere prigioniero il corpo del trentenne di Castelfranco disperso da sabato. Alcuni volontari hanno trovato un costume sugli scogli di Chioma ma gli amici hanno negato fosse suo

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LIVORNO. Il mare non ne vuol sapere. Nemmeno ieri ha restituito il corpo di Matteo Maestri, il trentenne di Castelfranco che sabato pomeriggio, poco dopo le 15, è stato inghiottito da un'onda in località "Le Vaschette" nella zona di Calafuria a Livorno.

Le ricerche sono continuate per tutto il giorno, ma del cadavere di Maestri nessuna traccia. Nel pomeriggio, da parte di alcuni volontari è stato ritrovato un costume blu e arancione sugli scogli di Chioma. Sembrava essere quello di Matteo, ma poi gli amici che erano con lui sabato hanno detto che non si trattava del suo. Ai mezzi che perlustrano il tratto di costa del Romito si è aggiunto ieri il gommone attrezzato della Misericordia di Antignano.

Intanto, a Castelfranco e dintorni, quello di ieri è stato un altro giorno di angosciante attesa. La perdita di Matteo rappresenta un vuoto enorme per tanti giovani del Valdarno, da quelli che lo conoscevano da sempre a quelli che ci avevano collaborato in una delle sue mille iniziative. Tra i tanti amici che aspettano notizie da quel maledetto sabato c'è anche Giuditta Giunti, assessore del Comune di San Miniato, per anni collaboratrice dell'Arci nella zona del Cuoio. «Lo conoscevo da tanti anni - ricorda - da quando Matteo arrivò da noi dopo il servizio civile a Pontedera. Aveva iniziato occupandosi del cinema, e negli ultimi tempi si era fatto carico di tutta la parte organizzativa. Per Matteo l'Arci era divenuto un punto di riferimento insostituibile: l'associazione rappresenta per tutti una sorta di seconda famiglia».

Passione, generosità e simpatia i caratteri che tutti gli riconoscono. «Una persona pulita, nel vero senso della parola - prosegue Giunti -: uno che non metteva malizia, né tanto meno cattiveria, in qualunque cosa facesse; qualche volta lo prendevamo anche in giro per questo. E poi era un tipo generoso, sempre disponibile, un ragazzo solare e pronto allo scherzo. Una persona positiva, di cui conservo un ricordo meraviglioso. Di recente aveva pure deciso di andare a vivere da solo: era un momento importante e intenso della sua vita. E' una tragedia che ci ha sconvolto tutti».

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