Toscana
Lappello degli abitanti di Gorgona
«Se il carcere chiude non ci abbandonate»
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LIVORNO. «Il carcere chiude, non abbandonate gli abitanti». A lanciare l'appello è uno dei discendenti dei vecchi pescatori dell'isola, Antonio Brindisi, che ogni anno vive, per almeno tre o quattro mesi, sullo scoglio paradisiaco che guarda da lontano Livorno. Oggi, sull'isola, ci sono una cinquantina di residenti, ma solo sei o sette restano anche d'inverno. A questi si aggiungono una settantina di detenuti e altrettanti agenti, con una decina di famiglie. Tra i gorgonesi c'è chi non vorrebbe mai dire addio al carcere. Come Luisa Citti (84 anni), nata e cresciuta sull'isola. «Il carcere ci assicura la sopravvivenza: pulizia, servizi... E poi, ormai, siamo diventati un'unica comunità». E chi invece, come Brindisi, lancia l'appello «a tutti i gorgonesi di oggi e di allora» perché «forse, finalmente, il carcere di Gorgona chiuderà i battenti, ma tanti pericoli potrebbero nascondersi dietro questa chiusura per la sopravvivenza del paese». Il residente è proccupato per ciò che accadrà una volta che, stando a quanto previsto dal ministero, il carcere sarà chiuso perché «troppo costoso». «I gorgonesi - scrive - se non vogliono vedere ridurre la loro isola a terra di nessuno, devono mobilitarsi da subito per tornare, abitare, organizzarsi per una vita civile sull'isola. Gli sciacalli e i profittatori non saranno ammessi». Oggi un battello raggiunge Gorgona due volte a settimana: il desalinizzatore per l'acqua è del carcere, così come lo spaccio e il rifornimento elettrico (ministeriali). L'ufficio postale è chiuso. Cosa accadrà quando non ci sarà più la struttura? «Non vogliamo - continua - che il villaggio si svuoti come accaduto a Pianosa. Siamo pronti a raccogliere un primo nucleo che possa iniziare una nuova vita per l'isola». L'uomo ha aperto anche un fondo «per non trovarci impreparati quando ci sarà da gestire il dopo-carcere. Servono garanzie per luce, acqua e beni di prima necessità». La campagna è partita su www.ilgorgon.eu.
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