Il Tirreno

Livorno

Rifiuta la trasfusione, i medici chiamano i carabinieri

Emorragia nel parto: terapia alternativa per testimone di Geova e i suoi gemellini

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 LIVORNO. Si è sfiorato il dramma, sabato pomeriggio nel reparto di ostetricia, quando una giovane puerpera, testimone di Geova, ha avuto un'emorragia durante il parto, e, come prescrive il suo credo, ha rifiutato la trasfusione di sangue.  I medici hanno cercato di convincerla ad accettare la trasfusione, poi si sono rivolti, tramite i carabinieri, al magistrato di turno in procura, che comunque ha rimesso tutto alle loro considerazioni cliniche. Alla fine i medici hanno così tentato una terapia alternativa alla trasfusione, che per fortuna ha funzionato: la madre è stata salvata e lo stesso è avvenuto per i figli, visto che si trattava del parto di due gemellini.  Ecco quello che è avvenuto intorno alle 17 nel raparto di ostetricia. La giovane madre livornese, una donna di 33 anni, è arrivata al momento del parto, quando si è verificata un'improvvisa quanto copiosa emorragia. Una situazione che, una volta risolta la perdita ematica, richiedeva una trasfusione di sangue, ma la donna ha detto chiaro e tondo che si sarebbe rifiutata di riceverla. I testimoni di Geova infatti ritengono che, secondo quanto dicono le sacre scritture, l'uomo non debba cibarsi del sangue, e che quindi non sia permesso nemmeno ricevere il sangue di un'altra persona nemmeno attraverso una trasfusione. Chi lo fa - affermano sempre i testimoni di Geova - viola un precetto divino e quindi viene espulso dalla congregazione.  Così nel reparto di ostetricia c'è stata una serrata discussione, e alla fine i medici hanno deciso di ricorrere alla magistratura. Per far questo hanno chiamato i carabinieri, cui hanno chiesto di poter essere messi in contatto con il magistrato di turno in procura.  Una volta che questo contato è stato stabilito, il personale medico ha chiesto al magistrato chiarimenti e se era il caso di emettere un'ordinanza per un'eventuale trasfusione, ignorando il diniego della puerpera. Il magistrato non ha però voluto prendere una decisione precisa, spiegando ai medici che si rimetteva alla loro decisione professionale: se si poteva evitare di violare la volontà della persona interessata, sarebbe stata la cosa migliore, ma questo dovevano essere i medici a deciderlo valutando la situazione.  Alla fine i medici hanno ritenuto che si poteva tentare una terapia alternativa alla trasfusione, secondo alcuni protocolli che anche i testimoni di Geova ritengono accettabili.  Per questo nelle vene della puerpera è stata versata una notevole quantità di soluzione salina, per mantenere il volume del liquido circolante, e alla fine la situazione si è riequilibrata. Così sia la puerpera che i due gemellini sono stati dichiarati fuori pericolo.

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di Redazione web