Il Tirreno

Livorno

IL CASUS BELLI

Quella variante di troppo sull'ippodromo

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 LIVORNO. Il caso è scoppiato una settimana fa, quando il Tirreno ha rivelato che la giunta comunale era pronta a discutere una variante al regolamento urbanistico che, in caso di successiva approvazione del consiglio, avrebbe ridisegnato l'area della Ceschina. Ovvero il parco pubblico stretto tra via dei Pensiari e il viale Italia, di fianco all'ippodromo. Qui l'assessore allo sport, Claudio Ritorni, avrebbe voluto consentire la realizzazione di due edifici di 5mila metri quadri da inserire nel bando di gara per la gestione del Caprilli (che per ora è nelle mani della pisana Alfea), atteso per fine anno.  Il motivo? «L'ippica non rende più come una volta e non possiamo rischiare che il bando vada deserto: l'area deve diventare più appetibile...». I due maxi edifici avrebbero dovuto ospitare un centro benessere e uno chalet (o una foresteria). La partita, però, non ha convinto tutti gli assessori (e neppure il sindaco), scatenando parecchi mal di pancia in maggioranza. La prima ad alzare la voce è stata Sel, poi sono arrivate le lamentele del circolo del Pd di Ardenza. Sfumature diverse per dire sempre la stessa cosa: «Basta con le varianti fuori dal piano strutturale». Così la discussione della variante prevista per mercoledì in giunta è saltata. Il resto è storia recente...

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