Gioco
La rottura coi colleghi «Guardano indietro ma così non si governa»
Juna Goti
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Alessandro Cosimi e Claudio Ritorni: uniti dallamicizia, divisi dalla politica 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Non è solo la Ceschina, qui abbiamo due idee diverse di futuro di questa città...». Lo ha detto prima alla famiglia, Claudio Ritorni, che aveva intenzione di lasciare la poltrona di assessore. I figli gli hanno regalato una racchetta di Nadal e un paio di scarpe per giocare a tennis, una delle sue passioni insieme al basket e al calcio (ha fatto l'arbitro per quindici anni). «Mica lo lascio lo sport. E neppure il partito... continuerò a dare il mio contributo senza fare l'assessore», ha detto agli amici. Sessantant'anni, un posto di prestigio al Monte dei Paschi di Siena, l'assessore-bancario è cresciuto nelle file del Pci prima di diventare, nell'ultimo mandato amministrativo, capogruppo in Comune del Partito democratico. Era l'uomo di partito della giunta Cosimi, l'uomo di fiducia. E da uomo di fiducia, un minuto dopo le dimissioni, dall'altra parte della cornetta dice subito che «mi dispiace, ma non rilascio dichiarazioni. Voglio bene a questa amministrazione e a questa città: qualunque cosa dicessi in questo momento delicato potrebbe essere fraintesa e strumentalizzata». Ma è chiaro che la fiducia nel sindaco e nell'amministrazione, «che deve essere più concreta», è venuta meno. Quelle di Ritorni sono dimissioni di peso, soprattutto politico. Perché quello della Ceschina, più che un fulmine a ciel sereno che ha scatenato il temporale, sembra essere stato un valido, delicato pretesto. O meglio la goccia che ha fatto traboccare il vaso, fino a portare alla rottura. Altrimenti non si spiegherebbe la velocità, seppur sofferta, dell'arrivederci. Il primo elemento di rottura, negli ultimi mesi, è stato il rapporto con la giunta. La variante urbanistica della Ceschina arriva per la prima volta sul tavolo degli assessori a maggio, ancora allo stato embrionale. Ci torna il 12 agosto e qualcuno inizia a battere i pugni sul tavolo. L'assessore Paola Bernardo fa più di qualche appunto sulla correttezza delle procedure: servono la valutazione ambientale strategica e la valutazione integrata. L'assessora sta predisponendo il nuovo piano strutturale, ripete che sarebbe sbagliato andare avanti «a suon di varianti». Ma quella sulla Gran Guardia è stata appena votata e Ritorni fa la voce grossa. Si dice che anche Bernardo, a quel punto, abbia minacciato le dimissioni. Il vendoliano Maurizio Bettini sta con lei. Mario Tredici chiede prudenza e ulteriori valutazioni degli uffici, Valter Nebbiai non sembra vedere di buon occhio il progetto. Un progetto su cui Ritorni ha scommesso tutto: la paura è che a fine anno, senza rendere «più appetibile» il Caprilli e il suo parco, la gara di rilancio dell'ippodromo si trasformi in un disastro. In ballo c'è il futuro della struttura e della Labronica Corse Cavalli (ora tutta del Comune), con dipendenti e debiti connessi. I rapporti con la giunta sono alle strette. L'assessore allo sport e alle partecipate dice agli amici di sentirsi ostaggio di chi fa solo «picche culturali». L'uomo di partito soffre il rapporto con Idv e, soprattutto, Sel. La presa di posizione dei vendoliani prima di discutere la variante («torniamo alle politiche di sinistra, gli faremo opposizione...») è la goccia che fa traboccare il vaso. Ma dietro al rapporto con gli alleati c'è qualcosa di più. Le dimissioni vengono da lontano. Intanto Ritorni ha la delega alle società partecipate, un problema logorante per l'amministrazione che, si dice, sia diventato logorante anche nel rapporto politico-istituzionale (più che personale) con il sindaco e i suoi collaboratori. Poi il nodo cruciale, il piano strutturale. Agli amici Ritorni avrebbe detto di non essere convinto del nuovo piano «e di chi lo gestisce». «Qui - ha ripetuto - abbiamo due visioni diverse del futuro di questa città, a partire dal rapporto pubblico/privato. Qualcuno non capisce che è cambiato il mondo e che bisogna guardare avanti, invece di tornare indietro di trent'anni...».
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