Il Tirreno

Livorno

Non sarò io a fare da gabelliere al governo e non aumenterò l'Irpef

Alessandro Guarducci

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 LIVORNO.La richiesta di verifica di mandato avanzata dall'Idv, le dimissioni rassegnate da Claudio Ritorni (assessore allo sport e ai rapporti con le aziende partecipate) in seguito alla polemica sulla variante urbanistica per il parco dell'ippodromi e, soprattutto, la manovra economica del Governo che impone drastici tagli agli enti locali, hanno rovinato le brevi vacanze di Alessandro Cosimi. Che è così tornato al lavoro nel suo ufficio di palazzo civico con una lunga serie di problemi ammucchiati sulla scrivania.  Allora sindaco, proprio a cavallo di Ferragosto l'Idv è tornata a chiedere la verifica di metà mandato. Considera questa richiesta come una sorta di giudizio negativo sul suo operato?  «Assolutamente no, ci mancherebbe altro. La considero una richiesta più che legittima, anche se...  Anche se che cosa?  «Con i partiti io ho sempre avuto rapporto di grande rispetto, però è chiaro che non deve mai venire meno la divisione dei ruoli. Da parte di alcuni, noto invece una carenza di cultura istituzionale. Non voglio certamente sottrarmi alla verifica, ma nella richiesta così com'è stata avanzata c'è un elemento di preoccupazione: vedo venire meno la questione del programma sottoscritto con la coalizione e di conseguenza la rinuncia alla continuità amministrativa degli atti. E questo è grave e inaccettabile».  Può farci un esempio?  «Ne faccio due, molto semplici: la riapertura al traffico privato di piazza Cavour e la realizzazione della terza linea ell'inceneritore, che erano inserito nel programma elettorale del primo mandato».  L'Idv è contrario ad entrambi.  «E questo è inaccettabile da parte di chi sostiene la maggioranza. Chi governa deve infatti rispondere di ciò che riesce a realizzare: se non si vuole questa responsabilità, si va all'opposizione. Mi sembra che più della verifica si cerchi la visibilità».  Si riferisce a Romano?  «Non solamente a lui, ci mancherebbe altro: anche il mio partito ha dei problemi. Dico solo che sarebbe l'ora di farla finita con questo clima di perenne di campagna elettorale. Mi sembra che sia nella maggioranza sia nelle opposizioni in troppi vogliano mettersi in evidenza. Ma il fare deve prevalere sull'apparire».  Le sue parole fanno pensare alla possibilità di un riassetto tra le forze di maggioranza.  «Io dico solo che c'è un mandato che si chiude nel 2014, che resterò al mio posto fino alla fine e che voglio lasciare a chi mi succederà qualcosa per poter parlare di futuro. Sono anche disposto ad aprire una fase politica nuova e il mio strabismo a sinistra è una cosa nota. Di certo sono pronto a dialogare con chiunque voglia misurarsi sui fatti concreti e, soprattutto, intenda contribuire allo sviluppo di Livorno».  Quindi non esclude nè modifiche nè allargamenti. «Non escludo niente. Auspico una riflessione».  Intanto, però, deve fare i conti con le dimissioni presentate da Claudio Ritorni...  «Ritorni ha la mia piena fiducia. Ho risposto alla sua lettera e lo incontrerò domani (oggi, ndr): vedremo. La questione della variante urbanistica nel parco della Ceschina è un elemento di sofferenza per la giunta, però le perplessità di alcuni assessori non vanno considerate come critiche personali a Ritorni».  Facciamo un passo indietro: la verifica la farà sì o no? «Sì. Anzi, dico di più. Apriamo gli stati generali della città, confrontandoci anche con le forze produttive e con le organizzazuioni sindacali. Perchè la verifica, di per sè, non è salvifica. Il lavoro, invece, sì.  A proposito di lavoro: quali sono le priorità nell'agenda della sua amministrazione?  «Ovviamente il piano strutturale. A settembre si aprirà la discussione e entro la fine dell'anno contiamo di affidare l'incarico per la revisione dello strumento urbanistico». Quali saranno gli elementi caratterizzanti il nuovo piano strutturale?  «Lo stop all'espansione edificatoria residenziale; una città più vivibile dal punto di vista della mobilità; l'attrazione di insediamenti produttivi a basso impatto, per creare posti di lavoro che però non siano a scapito dell'ambiente.  Visto che parliamo di lavoro: non teme che il cambiamento dell'assetto societario nella De Tomaso, con il fondo indiano che potrebbe acquisire la maggioranza delm pacchetto societario, possa avere conseguenze sull'operazione ex Delphi?  «Al momento non ho questo timore. Certo, non dormo sonni tranquilli, però non vedo neppure una modifica del progetto riguardante lo stabilimento di Livorno: il 29 dovrebbero arrivare i tutor e il 1º settembre dovrebbero avere inizio i corsi di aggiornamento professionale per i lavoratori ex Delphi. Tutto come previsto. Questo impegno mi è stato confermato da Rossignolo e mi sembra una garanzia precisa sull'investimento di De Tomaso a Livorno. Però dal fondo indiano che ha ricapitalizzato la società non posso avere le stesse rassicurazioni». Lavoro e urbanistica sono anche alla base del nuovo Prg del porto. «I nodi fondamentali per lo sviluppo sono le infrastrutture e gli escavi. Per questo ritengo che il nostro porto debba allacciare un diverso rapporto con le ferrovia e debba guardare a uno spazio più vasto di Livorno e della stessa Toscana. Per quanto riguarda i dragaggi, invece, dobbiamo sollecitare il governo a mettere mano al regolamento della legge in materia, perchè in mancanza di questo continueremo a non sapere dove mettere i rifiuti provenienti dagli escavi».  Che giudizio dà dell'attività del presidente Gallanti in questi primi mesi all'Autorità Portuale? «Per prima cosa Gallanti conosce bene il mondo dei porti, e questo è un punto incontrovertibile. Inoltre ha fatto un'operazione di chiarezza che ha stimolato la comunità portuale ad aprirsi: questa discussione ha una sua dignità che non può essere banalizzata». Preoccupanto per le prospettive della Compagnia Portuale? «Più che preoccupato direi che sono attento a quanto sta avvenendo: credo che il presidente e il consiglio di amministrazione comprendano benissimo il momento che sta attraversando la Compagnia».  Torniamo a Palazzo Civico: non crede che la distanza tra le opere annunciate e quelle invece effettivamente realizzate sia il punto debole della sua amministrazione? Il nuovo deposito Atl, il recupero dello Chalet della Rotonda e delle Terme del Corallo, la riqualificazione del centro, sono solo alcuni esempi di opere incompiute...  «Non condivido questa valutazione. Questi ritardi, a mio giudizio, sono un fattore fisiologico e dipendono dalle incertezze dei finanziamenti e dalle risorse di cui può disporre il Comune. Faccio un esempio: quando ero assessore all'Ambiente, alla fine degli anni '90, potevo contare su tre geologi nel mio ufficio. Oggi, in tutto il Comune, c'è solo un geologo: bravissimo, per carità, ma non si può pretendere di chiedere sempre ai soliti percorsi di qualità. In più abbiamo tagliato quasi del tutto le consulenza. E non si deve dimenticare che mentre sono state assegnate nuove e importanti funzioni ai Comuni non sono stati dati gli strumenti necessari per svolgerli. Per esempio, il patto di stabilità ci impedisce di spendere una parte dei soldi che abbiamo in cassa. Nonostante tutto questo, mi preme sottolineare che i risultati ottenuti dalla macchina comunale sono medio-alti. Quindi devo ringraziare tutto il personale di palazzo Civico per gli sforzi che compie quotidianamente».  Già, ma ora deve fare i conti con i nuovi tagli previsti dalla manovra anti-crisi del governo.  «C'è una cosa che tutti dobbiamo comprendere: il mondo è cambiato, il mondo che abbiamo conosciuto non c'è più, e per i Comuni è venuta meno la capacità di assistere i cittadini. Vi invito a riflettere su un elemento: il 19% dei ragazzi italiani non studia e non lavora, sono perciò destinati a diventare schiavi della povertà».  E in una situazione del genere, la sua amministrazione come farà a far quadrare il bilancio?  «Io parto da qui, perchè è sul nostro territorio che dobbiamo affrontare il tema del mantenimento dei servizi e quello della soddisfazione dei cittadini: se infatti è vero che il governo si è dimostrato debole e incapace di fare una manovra economica di sviluppo è altrettanto vero che gli enti locali devono imparare a confrontarsi con il cambiamento. Altrimenti la manovra del governo Berlusconi raggiungerà il suo obiettivo: distruggere i Comuni, soprattutto quelli di centrosinistra».  Ma cosa farà, se nel 2012 Livorno riceverà 21 milioni di euro in meno dallo Stato? Taglierà i servizi o aumenterà i tributi, per esempio raddoppiando l'Irpef dallo 0,4 per mille (ferma dal 2004) allo 0,8?  «No, non aumenterò l'addizionale Irpef: farlo, significherebbe andare a chiedere altri soldi a chi li versa già e io non voglio fare il gabelliere per conto dello Stato. Sono contrario anche all'Imu, perchè si tratta di un'Ici mascherata... E allora ripetiamo la domanda: cosa farà per far tornare i conti?  «Chiederemo al governo di allentare i vincoli del patto di stabilità: noi abbiamo 8 milioni di euro che non possiamo spendere... Poi riteniamo che il governo debba sbloccare i residui passivi. Infine chiediamo che il catasto venga dato ai Comuni: solo in questo modo potremo procedere alla revisione degli estimi catastali. E se qualcuno considera questo provvedimento una sorta di patrimoniale surrettizia, va bene lo stesso: io sono a favore».  

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