Il Tirreno

Livorno

«Cosimi pensi alla sua città, come faccio io»

Gianni Anselmi
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Gianni Anselmi

La risposta del sindaco di Piombino sull'ipotesi di staccarsi da Livorno

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 PIOMBINO.Chi credeva fosse una battuta ha sbagliato di grosso. La proposta del sindaco di Piombino Gianni Anselmi di staccarsi da Livorno e confluire nell'ipotetica superprovincia di Grosseto, Siena e Arezzo sta scoprendo i veri nodi. Lo si capisce dalla secca replica al sindaco di Livorno Cosimi che Anselmi ha affidato a Facebook: «Una città pesa più per quello che vuole essere che per quello che è stata o che gli è stato consentito di essere». Esattamente il contrario di quel che aveva sostenuto Cosimi. È fin troppo evidente che Anselmi pensa che gli interessi di Livorno abbiano compresso quelli di Piombino. E legge così anche le preoccupazioni che sembrano destare in Cosimi le pressioni piombinesi per la realizzazione della Tirrenica, della Due mari e della 398, che potrebbero favorire lo sviluppo del porto. «L'adeguamento infrastrutturale - sostiene Anselmi - è coerente con gli interessi regionali e nazionali e non solo con quelli di una città. Mi dispiace se altri hanno una visione localistica. Non c'è nessuna logica di contrapposizione con Livorno, ma l'interesse del nostro territorio è legato all'accelerazione dei processi di diversificazione. Spero che il presidente regionale dell'Anci (Cosimi) accolga con favore l'ipotesi di una semplificazione istituzionale e non voglia invece viverla con l'angolazione ristretta di sindaco di Livorno. E come io non intervengo sui problemi della sua città, gradirei lo stesso stile».  Critico nei confronti dell'ipotesi del governo di annulare Provincie e Comuni Fabio Di Bitonto (Pd), presidente del consiglio provinciale. «Abolizione di 29 Province su 104 - dice Di Bonito -, cancellazione di più di mille Comuni, superprovince, Comuni unici. In questo modo aggiungiamo confusione ad un quadro che sta per esplodere. Mi pare che la discussione sui costi della politica e sulla riorganizzazione degli assetti istituzionali sia impazzita come la pallina del flipper. Tutti hanno in tasca una ricetta salvifica ma ogni "dottore" fa una diagnosi ed emette una prognosi "pro domo sua"». Di Bonito aggiunge: «Personalmente non ho ricette. Ritengo necessario un impegno straordinario da parte di governo, Parlamento, Regioni, associazioni di Province e Comuni per costituire un organismo equamente rappresentato che, nell'arco di 90 giorni al massimo sia in grado di proporre un nuovo modello che tenga conto di quattro aspetti: rispetto del principio delle autonomie sancito dalla Costituzione; tutela della volontà popolare; ricerca di un forte contenimento dei costi; certezza di una riforma eticamente forte».  Questo percorso consentirebbe, secondo Di Bonito, «una discussione più serena e porterebbe a conclusioni più efficaci. Il resto sono solo pensieri in libertà che spesso si trasformano in inutili fughe in avanti che non producono niente, se non una vetrina mediatica al servizio della visibilità personale e politica dei troppi estensori di "ricette"».

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di Redazione web