Gioco
Dalle baracche alle coppiette Quando le mura erano la nostra casa
Otello Chelli
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Nell'immediato dopoguerra la Fortezza Nuova vide sorgere sulla sua sommità, almeno duecento baracche, non case minime, ma baracche autentiche. Vissero qui migliaia di sottoproletari, disoccupati, famiglie nell'indigenza, tutte costrette ad arrangiarsi per la mancanza di lavoro. D'estate autentici forni, d'inverno freezer, le baracche permisero al Comune di demolire le case pericolanti e spazzare via le macerie che davano della città una visione lunare. Una popolazione eterogenea, pittoresca, che aveva a disposizione un barrino fiaschetteria e una stanza dove si vendevano prodotti alimentari. Famiglie che lottavano per rimanere tali e sbandati, soprattutto piccoli ladri, ma autentico e ricco panorama di piccola delinquenza che delegò alla gente della Fortezza, tutte le magagne che si commettevano a Livorno. La polizia in Fortezza era di casa, ma spesso inutilmente perché in fondo, la maggioranza degli abitanti era formata da persone per bene. Un fatto straordinario accadde nei primi tempi di esistenza del "villaggio": un giorno dei ragazzini, animo di esploratori, penetrarono in un grosso tunnel e vi trovarono una vera piramide di materiale che negli anni di Livorno X Porto era la manna della babilonia labronica. C'era di tutto, dai pezzi di macchina ai trasformatori, a vestiario e, splendida sopresa, una immensa catasta di scatolette con ogni ben di dio e quei giorni furono di mangiate colossali. Qualche banda aveva trafugato qualche decina di camion di materiali Usa e li aveva depositati in quel sotterraneo, dimenticandosene. Alla fine anche questo ghetto sparì e la Fortezza divenne un paradiso per la flora e la fauna, ma soprattutto per le "coppiette", comprese coppie di adulteri che frequentavano assiduamente ogni angolo de grande fortilizio, dove abbondavano deliziosi pratini. Angoli nascosti come antiche catacombe, dove finiva anche la refurtiva di molti colpi e la fortezza divenne una specie di mercato frequentato dai più noti ricettatori. Vi si svolsero cazzottate e anche duelli rusticani, ma nelle loro liti i livornesi non ci hanno mai fatto scappare il morto. Ci si fecero le feste dell'Unità con il tipico clima festoso di quei tempi, ma poi queste manifestazioni cambiarono sede e la Fortezza fu abbandonata al degrado, mentre poteva diventare il parco più bello e caratteristico della città, con iniziative artistiche e culturali... beh, si fanno spettacoli di valore mondiale nei teatri greci e in quelli romani, ad esempio Verona, Nimes, un po' dappertutto. Invece niente, se non un rifugio per le barche del Palio e qualche iniziativa giovanile con concerti e teatro. Un'altra occasione perduta.
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