Gioco
«Un parco marino per salvare il corallo»
Anna Cecchini
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Roberto Paolieri L'allarme di Paolieri: «Sott'acqua c'era un tesoro, i pescatori lo stanno distruggendo»
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QUERCIANELLA. «Sott'acqua, nel ciglio, ho visto la vita. E poi negli anni l'ho vista scomparire». Sorride e guarda in basso Roberto Paolieri, l'ingegnere businessman che ha lavorato in giro per il mondo, ma che d'estate torna sempre nella sua Quercianella, dove il nonno Giovan Battista fondò agli inizi del secolo scorso i bagni Paolieri. È un sorriso amaro quello di Roberto. Il sorriso di chi ha visto un tesoro sottomarino sgretolarsi pian piano. Ma è anche un sorriso che racchiude tante speranze, visto che Paolieri, insieme a Elisabetta Cini, del centro diving Deep Inside di Chioma, quell'Eldorado nel blu profondo del mare lo vuole ricreare. Come? Il gruppo si sta muovendo perché lo specchio d'acqua tra il Boccale e il Fortullino diventi una riserva naturale. Niente più sub né pescatori. Così quella città sottomarina fatta di corallo pregiato, aragoste, gorgonie e pesci di ogni tipo potrebbe tornare a vivere. «Mio padre Annibale, che tutti conoscevano come Bille - racconta l'ingegner Paolieri - è stato uno dei primi sub del mar Mediterraneo. Mi ha insegnato a fare le immersioni fin dal 1944. Ho un ricordo chiaro del mondo sottomarino nel ciglio. C'era il corallo, e intorno tanta vita, con aragoste e tanti pesci». Un habitat subacqueo che è andato sparendo, per mano dei sub che lo hanno depredato, portando via nei decenni, ramo dopo ramo, quel corallo prezioso abbarbicato al profondo gradone al largo di Quercianella. Questo è il ciglio, o la cigliata, come la chiamano tanti storici abitanti della frazione a sud di Livorno. «Davanti a Quercianella il fondale scende rapidamente - dice Paolieri - e a circa mezzo miglio dalla costa c'è sempre stato il ciglio». Una sorta di faglia sottomarina, un gradone subacqueo profondissimo. Che fino agli anni Sessanta ospitava un mondo sotto il mare. «Da venti metri di profondità - racconta Paolieri - il fondale va giù fino a cinquanta metri. Da ragazzo l'ho visitato molte volte, lì pulsava davvero la vita marina». Del'esistenza del ciglio si parla anche su internet, nei siti dedicati al turismo, ma soprattutto in quelli specifici per i subacquei. Si dice che la popolazione di corallo rosso è distribuita in una falesia profonda fino a 45 metri, che si estende per almeno 4 chilometri a 250 metri dalla costa. Un ritratto contemporaneo del ciglio. Ma in passato, fino a una cinquantina di anni fa, davanti a Quercianella ci sarebbe stato un vero e proprio Eldorado dei mari. Un canalone subacqueo con un corallo pregiatissimo, e assai più abbondante di quello presente oggi. Dell'oro rosso si ricorda bene Mauro Marcangeli, storico pescatore quercianellese che abita in via Fucini, a due passi dal mare, in un palazzo ristrutturato nel cui giardino, agli inizi del secolo scorso c'era la lavorazione del corallo. «Nei primi anni del Novecento - spiega Marcangeli - dove adesso c'è il porticciolo di Quercianella venivano calate le barche che tornavano colme di arogoste e poi dietro casa mia c'era la lavorazione del corallo. Una specie pregiatissima, di un rosso vinaccia come se ne trova raramente. Nella cigliata c'era un mondo sottomarino, che poi è stato decimato». Come conferma Paolieri. «Io faccio sempre immersioni - racconta -, ma nel 1958 ho appeso al chiodo il fucile da pesca subaquea. Dopo che durante una pinneggiata dal Romito fino a Chioma non ho visto neanche un pesce ho capito che quel tesoro stava scomparendo». Gli ultimi bei rami di corallo presi da quella "barriera" sotto il mare sono degli anni Sessanta. Un'estinzione causata anche dall'intervento dell'uomo, che ha "abusato" di quelle meraviglie sotto le onde. Negli anni i sub hanno portato via il corallo e i pescatori, con le loro reti, hanno fatto il resto. «Nella cigliata - dice Cini, del centro diving - non c'è rimasto nulla. E i pescatori continuano a calare le reti, che quando vengono tirate su strappano quel poco di flora marina che è rimasta». Ecco che Paolieri e gli altri del gruppo in difesa del ciglio lanciano un'idea. Fondare una riserva naturale dal Boccale al Fortullino. «Bisogna che sub e pescatori - precisa Paolieri - perdano l'egoismo del momento. Nel ciglio è scomparso il corallo, ma c'è ancora il coralligeno, ossia un habitat ideale perché l'area si ripopoli di polpi, murene e aragoste. Bisogna preservare questa fascia di costa, in modo che tra qualche anno possa tornare anche il corallo». Il problema, secondo il comitato per la salvaguardia del ciglio di Quercianella, sta tutto nella volontà della gente. «Tutti devono lavorare o poter uscire in barca - conclude Cini -, ma le reti potrebbero essere calate oltre il ciglio e dovrebbero essere sistemate le boe, in modo che le barche eviterebbero di buttare l'ancora e quindi di rovinare il fondale. Così quel mondo sotto il mare tornerebbe a vivere. E poi c'è il problema di mettere in atto, con una normativa, l'ipotesi di un parco marino. Basti pensare al parco della Meloria, c'è una riserva ma i livornesi hanno tutti la barca e vanno a ormeggiarsi proprio lì».
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