Gioco
Lavori nel fosso: spunta una bomba
Juna Goti
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Di lato l’ordigno ritrovato durante gli scavi e gli uomini delle forze dell’ordine e della protezione civile che lo vigilano costantemente: pesa 500 chili ed è lunga quasi 1.30 metriRitrovata in viale Caprera, è ancora attiva. In 8mila a rischio evacuazione
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LIVORNO. È saltata fuori all'improvviso, quando uno degli operai al lavoro sul viale Caprera ha tirato su dal terreno il braccio escavatore. Pesa 500 chili ed è lunga quasi un metro e trenta: è una bomba caduta sulla Venezia durante la seconda guerra mondiale e rimasta a dormire per mezzo secolo, inesplosa e pericolosa (è attiva con tanto di spoletta), proprio sotto alla cantina del Venezia. Se ne è stata lì, zitta zitta, a tre metri dai remi e dalla vasca dove ogni giorno, fino al trasloco dello scorso anno, hanno faticato, scherzato, festeggiato i vogatori biancorossi. Gli operai hanno dato l'allarme intorno alle 9.45, mentre stavano scavando gli ultimi dieci metri di terra che separano il viale Caprera dal mare. Un lavoro infinito, quello della riapertura del fosso reale, che ora è incappato in un altro clamoroso stop. Sul posto sono subito arrivati polizia, carabinieri, gli uomini della protezione civile capitanati da Leonardo Gonnelli, insieme all'assessore Bruno Picchi. «Prima di iniziare gli scavi - interviene Gonnelli - tutta l'area è stata scandagliata con il radar, ma l'ordigno era invisibile proprio perché incastrato sotto alla vasca». Si tratterebbe di una bomba americana, sganciata da un cacciabombardiere a stelle e strisce nei ripetuti bombardamenti di Livorno nella seconda guerra mondiale. La bomba ha ancora la spoletta e dovrà essere disattivata. Subito dopo il ritrovamento Gonnelli e Picchi hanno incontrato i vertici di questura e prefettura: per farla brillare serviranno gli artificieri del nucleo di Piacenza. Quando? Il comunicato ufficiale inviato dal Comune dice «entro la fine della settimana». Ma la speranza è che i militari arrivino già oggi. Perché intanto l'ordigno è rimasto adagiato nel cuore della Venezia, tra la chiesa di San Ferdinando e il mercato ittico. La protezione civile, con l'aiuto del personale del Comune e dei volontari della Svs, ha predisposto un piano di vigilanza per impedire sia di giorno che di notte il passaggio di mezzi e persone vicino all'ordigno. Il punto, però, è un altro. La dinamica dell'intervento sarà decisa solo dopo il sopralluogo degli artificieri, ma con ogni probabilità il cuore della Venezia dovrà essere evacuato. Le ipotesi, spiega Gonnelli, sono tre: «Togliere la spoletta nel sito e poi fare brillare la bomba nelle cave o in mare, impacchettare l'ordigno e disattivarlo lontano da qui, inertizzarlo attraverso una schiuma speciale e trasportarlo sfruttando la vicinanza dell'acqua». «In ogni caso - riprende - potrebbe servire un piano di evacuazione: abbiamo già trovato altre bombe in città, ma erano lontane dalle case. Potremmo dovere evacuare le abitazioni in un raggio di 500 metri...». Questo significa tutto il cuore della Venezia, «quasi ottomila persone» (senza considerare la chiusura del ponte di Santa Trinita e della Stazione marittima). L'assessore invita a non fare allarmismi: «L'area è stata messa in sicurezza e la protezione civile si sta organizzando per fare fronte a ogni ipotesi. Aspettiamo gli artificieri...»
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