Il Tirreno

Livorno

Caos per i ticket sulle medicine

Si firma il modulo per autocertificarsi
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Si firma il modulo per autocertificarsi

E una signora strappa la ricetta. Va meglio al Cup

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 LIVORNO. Caos nelle farmacie, meglio del previsto negli ambulatori. Questo il bilancio del "ticket-day". L'ottima organizzazione del personale dell'Asl ha evitato grossi disagi per le prestazioni specialistiche. Nonostante la buona volontà dei farmacisti, invece, il ticket sui medicinali risulta ancora indigesto.  Al Cup. Nella sala d'attesa del centro unico di prenotazione di viale Alfieri c'è chi usa i fogli dell'autocertificazione come ventaglio. Altri tra le mani hanno solo la ricetta, e restano seduti ad aspettare il proprio turno. Almeno fino a quando gli addetti non ricordano che alle scrivanie ci sono i moduli da compilare, scatenando il panico. Alle 10.30 prendiamo un numero per lo sportello. I dipendenti si prodigano per rispondere alle decine di domande che vengono loro rivolte. La situazione, comunque, è meno complicata del previsto. Il merito è del grande lavoro di tutto il personale: dagli addetti sportelli (6 aperti su 7) agli operatori socio sanitari, fino alle infermiere, che finite le operazioni di prelievo si spostano nel corridoio a fornire chiarimenti. Alle 11.30 è il nostro turno allo sportello: un'ora di attesa. Non è poco, ma neanche troppo, visto quanto prospettato alla vigilia.  Farmacie in tilt. La situazione nelle farmacie è più caotica. Non tanto in termini di affluenza, minore rispetto ai giorni scorsi, quanto per ciò che accade nel momento dell'interazione al bancone. Le parole più gettonate non sono "cura" o "malattia", quanto "reddito" o "Isee". I farmacisti si reinventano persino commercialisti, ma spesso non basta. La dottoressa Cecilia Comparini (farmacia Dal Canto) spiega che fanno il possibile per aiutare i clienti, ma quando questi ignorano le informazioni sul proprio reddito, c'è poco da fare. Il dottor Bruno Alessandri, titolare della farmacia Attias, alla fine della mattinata ci mostra le 15-20 ricette raccolte: in soli due casi è stato pagato il ticket in base al reddito.  Privacy e pazienza. Abbiamo assistito anche a emblematici siparietti. In una farmacia, una dottoressa spiega ad un uomo che c'è da pagare il ticket in base al reddito. Il cliente afferma di essere disoccupato. Nessun importo aggiuntivo, ovviamente. Ma un prezzo comunque c'è, e lo si paga in termini di privacy. In un altro esercizio, un farmacista fa di tutto per spiegare la normativa a una signora. Dopo aver tentato, invano, di capire il meccanismo, la donna strappa la ricetta. Poco importa che il farmacista le suggerisca di segnare, nella peggiore delle ipotesi, la fascia di reddito più alta: la cliente preferisce pagare per intero il medicinale ed evitare ulteriori ammattimenti. Giorgio Carlini ALTRO SERVIZIO A PAG. 3

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