Il Tirreno

Livorno

Chiusa al pubblico nel 2009, la struttura medicea aspetta ancora la sua rinascita

La Fortezza abbandonata

Juna Goti
Il cuore della Fortezza Nuova, dietro alla sala degli Archi, tra sterpaglie e gatti: è l’area che dovrebbe essere ristrutturata per prima
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Il cuore della Fortezza Nuova, dietro alla sala degli Archi, tra sterpaglie e gatti: è l’area che dovrebbe essere ristrutturata per prima

Il nostro viaggio nel degrado dopo l'appello di Virzì

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 LIVORNO. «Mi è venuto in mente che nel cuore della città c'è un'antica fortezza... Quando andavo al liceo era un bellissimo parco pubblico, che ospitava feste, assemblee, concerti. Le mamme ci portavano i bimbi a giocare, al fresco dei pini. Adesso è chiusa da qualche anno e sta crollando... Sembra che ci siamo tutti rassegnati con indolenza e fatalismo all'abbrutimento e al degrado...». Quella saltata fuori dalla penna di Paolo Virzì e pubblicata domenica dal Tirreno è una piccola dichiarazione d'amore per la Fortezza Nuova. Il regista l'ha scritta dopo una visita al carcere di Gorgona: poche righe che se ne stavano là, in fondo allo stomaco, e che appena hanno potuto sono schizzate sulla tastiera del computer.  «Mi è venuto in mente che nel cuore della città c'è un'antica fortezza...». Un'antica fortezza dalla vista mozzafiato, i prati sconfinati, le arene dal sapore di altri tempi. Poi c'è il secondo spezzone del film: crolli, degrado, abbandono. Tanti alti e bassi, un lento declino accelerato dagli atti vandalici. E alla fine la chiusura: il sindaco ha firmato l'ordinanza «per motivi di sicurezza» nel gennaio di due anni fa. E oggi? Cosa resta di quell'angolo di paradiso che si affaccia (e si nasconde) sugli scali del Pontino?  Il nostro viaggio inizia dalla "porta di servizio": la cantina del Palio marinaro, davanti agli scali del Teatro. Qui vengono a dormire gozzi e gozzette del remo livornese. Ora che sono finite le gare, gli uomini delle cantine radunano le barche, le tirano fuori dai fossi e le sistemano una a una sotto le immense volte che frescheggiano ai piedi della fortezza. Alla fine del gigantesco tunnel marinaro ecco il primo cancello che porta in uno dei giardini della struttura. «Qui giurerei di averci ascoltato Pardo Fornaciari...», dice il nostro Virgilio, un livornese doc che ci fa da guida tra i bastioni. Ora c'è l'erba alta e tante, davvero tante zanzare. Provare per credere.  Poi ecco il secondo tunnel, di stampo cinquecentesco, e la cancellata chiusa con un lucchettone da moto. Superati piccioni e topi, ci si trova davanti il cuore delle vecchie feste in fortezza. Da un lato la sala degli archi (per ora sbarrata) e altri due spazi in parte recuperati e subito devastati da scritte e sporcizia. Dall'altro il caratteristico tunnel pericolante che una volta portava direttamente al parco (più in alto).  I livornesi ricorderanno che questa era l'area dei concerti e delle feste di partito. Soprattutto di Liberazione: i tavoli, la musica, uno spazio per ballare o dare il via ai dibattiti. Nota di colore: Paolo Ruffini ha allestito qui il pranzo del suo matrimonio, nel 2007 (senza contare che fino a qualche anno fa nella sala degli Archi ci si poteva anche sposare). Sopra, poi, il terrazzamento: era, è, un affaccio sull'anima di Livorno. Nel 2007, per una mostra, era ricoperto dai telescopi puntati verso le stelle. D'estate spuntava anche il cinema all'aperto. Chissà se Virzì si è mai seduto su quelle sedie portate da casa, o magari sul prato...  Ora ci sono un mare di vaschette di pasta e gatti. Sono loro a godersi il parco. Insieme a chi li accudisce. La chiamano tutti Gina la gattaia. Ma non si chiama mica così: sarà che a Livorno, se il nome sfugge, ti ribattezzano subito Gino. «Lasciate perdere - dice lei - fate finta di non avermi vista: diciamo solo che sono l'amica degli animali...». Ci fa da guida nel tunnel di ingresso, quello che porta al cancello principale. Si ferma in un magazzino pieno di tutto un po': motorini rubati, tubi, pezzi di qualche vecchia festa di partito. Come quel cartellone rosso da bar, impolverato e rosicchiato, con la scritta "si ricomincia": profetica...  Il parco con l'altalena e le panchine è qualche metro più avanti, dopo la salita. C'è il cartello che dice ai visitatori fantasma cosa si può o non si può fare, e una bandiera sbiadita. Del Pontino o del Venezia, chissà... La Fortezza, negli anni Ottanta, diventava davvero un'arena quando c'erano da incitare i vogatori nella Barontini. Altri tempi.  L'erba, in questa parte del parco, è stata ben tagliata. Forse perché poche settimane fa è venuta in visita la commissione cultura del Comune. Sulla parte più alta del terrapieno c'è ancora il cannone: quello che a inizio Novecento sparava sulla città, a mezzogiorno in punto. È stato rimesso a nuovo nel '99 da associazioni e privati e subito ricoperto di scritte. Lui sì che avrebbe da raccontarne delle belle. Magari giusto in tempo per il prossimo film di Virzì...

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