Gioco
La Chiesa ricorda il vescovo Ablondi
E nell'anniversario della morte nasce l'associazione in suo nome
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LIVORNO. A un anno dalla morte di monsignor Alberto Ablondi, i fedeli ne hanno affidato il ricordo a una serie di messe che sono state celebrate in varie chiese e cappelle della città. A cominciare da quella officiata di primo mattino da don Gioia per iniziativa della Misericordia al camposanto, per seguire con la liturgia nell'arcipretura del Soccorso celebrata dal vicario generale mons. Ezio Morosi a nome del vescovo Giusti (a Madrid con i giovani per la Gmg), quindi quella promossa alla Ss. Trinità da parrocchia e padri cappuccini, infine quella al Rosario nel pomeriggio. Ma senza dimenticare che anche in altre realtà ecclesiali la messa domenicale è stata dedicata a Ablondi (come, per dirne una, al santuario di Montenero): per singolare coincidenza, il Vangelo del giorno era incentrato su Cristo che fonda su Pietro la comunità dei credenti. Non solo: Ablondi, nel '93, aveva scritto per "Famiglia Cristiana" il commento a questo passo biblico. Il riferimento a quelle riflessioni di Ablondi è stato al centro del ricordo di padre Fabrizio Civili nell'affollata celebrazione ai Cappuccini: un filo di meditazioni concluse con le parole del poeta-stagnino Luciano Di Giovanni, sanremese come Ablondi, malato come Ablondi, capace come Ablondi di cogliere nel quotidiano un frammento di divino. Anche don Alessandro Paradisi, priore dei vallombrosani di Montenero, ha guardato alla lettura evangelica. L'ha fatto per "leggere" la figura di Ablondi sull'esempio di quella dell'apostolo Pietro e sulla fragilità umana trasfigurata dalla grazia di Dio. Nella celebrazione al camposanto della Misericordia sono state messe in evidenza le tappe del lunghissimo episcopato di Ablondi nella nostra città, dal suo arrivo da Sanremo alla metà degli anni sessanta come ausiliare del vescovo Guano fino al 2000. In attesa del pellegrinaggio solenne in nome di Ablondi che il vescovo Giusti guiderà a Montenero l'8 settembre, nella liturgia diocesana al Soccorso il pastore che per tre decenni ha guidato la Chiesa labronica è stato al centro della "preghiera dei fedeli". Qualcosa del genere è avvenuto anche al Rosario nella messa celebrata da don Paolini e da don Fiordaliso, al termine della quale è stata annunciata la costituzione dell'associazione culturale che vuol tenere vivo il nome di Alberto Ablondi. I promotori si sono riuniti nei locali parrocchiali per raccogliere formalmente le firme di adesione e annunciare che a fine settembre il primo appuntamento pubblico sarà la riflessione sulla lettera ablondiana "Siamo comunità?" a 35 anni dalla pubblicazione.
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