Il Tirreno

Livorno

Aquilone per l'energia high tech

Mauro Zucchelli
A destra: un test sul simulatore del progetto “Virtual 2” del laboratorio di robotica percettiva Percro
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A destra: un test sul simulatore del progetto “Virtual 2” del laboratorio di robotica percettiva Percro

Nasce un laboratorio che porterà l'innovazione sulle banchine

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 LIVORNO. Il porto va a caccia del proprio sogno verde nel blu dipinto di blu. Il miraggio high tech prossimo venturo assomiglia a un aquilone che vola nell'alto dei cieli ad acchiappare il vento. Si chiama "kite-gen" ed è una delle idee futuribili alle quali per il nostro scalo sta guardando la Scuola superiore Sant'Anna con il Laboratorio Percro dell'Istituto delle Tecnologie per Comunicazione Informazione Percezione.  Tutto nasce dal rapporto con l'Authority attraverso il dialogo con il Dipartimento sviluppo strategico: ha preso poi forma di un'intesa con Palazzo Rosciano che ha fatto sbarcare l'équipe del Sant'Anna con una propria sede sulle banchine labroniche.  Banchine elettrificate. Non è l'unico progetto-pilota in questo campo, spiegano gli ingegneri Massimo Bergamasco, fondatore del Percro, e Marco Fontana, direttore della sede livornese del laboratorio: la sperimentazione sul fronte dell'energia ha in porto un terreno ideale sia perché la presenza di gru e industrie rende la zona meno intoccabile sia perché la domanda di energia è decisamente elevata. Basti pensare al fatto che le novemila navi in arrivo ogni anno qui da noi restano in "moto" anche se ferme: indispensabile per far funzionare gli apparati di bordo. Non è un caso che in molti dei porti principali si stia immaginando di elettrificare le banchine: quasi una sorta di maxi-presa di corrente alla quale attaccare il fabbisogno di elettricità di ogni nave.  «In realtà, - avverte l'ingegner Fontana - le cose sono un po' più complicate di quel che si crede: e non solo per i costi di questa elettrificazione. Per semplificare molto, potremmo dire che è come se vi fosse una babele di prese differenti perché ciascuna nave ne ha un proprio tipo». Pochi ne hanno consapevolezza eppure è una delle fonti di smog più rilevanti per una città portuale come la nostra.  Sub-robot con scanner. E' il monitoraggio ambientale il secondo filone di ricerca high tech del laboratorio Percro a Livorno. Vedi alla voce fondali marini. Anzi, nello specifico: escavi portuali. Fontana e Bergamasco si riferiscono a un robot subacqueo che prima "fotografa" e poi "prevede" come si depositano sabbie e melme sui fondali marini cambiando continuamente le condizioni per l'ingresso e l'uscita dal porto di navi sempre più grandi e dunque sempre più al limite di pescaggio.  Ecco i simulatori. Un terzo tassello del puzzle è rappresentato dai simulatori per la sicurezza sul lavoro. «Le nostre apparecchiature - affermano i due studiosi - servono agli operatori di gru, fork-lift e transtainer sia come una sorta di "allenamento" in condizioni normali sia come test per situazioni estreme o di pericolo. Non offrono solo visualizzazione ma la sincronizzazione con la percezione vestibolare rende tutto più realistico».  I sensori intelligenti. Il poker dei fronti di ricerca si completa con l'elemento relativo alla security: sicurezza sì, ma declinata nel senso della sorveglianza (dall'anti-terrorismo a tirar giù). La moltiplicazione di sensori e telecamere rischia di creare più problemi di quelli che risolve, visto che non possono esserci cento occhi per tener sotto controllo tutto quello che queste apparecchiature "vedono". E allora: se non c'è un occhio umano che decifra se davvero c'è una minaccia, a cosa servono? Il laboratorio del Sant'Anna si è dato l'obiettivo di elaborare strumenti informatizzati che abbiano la capacità di intuire le "anomalie" così da richiamare l'attenzione dell'occhio (e del cervello) umano per giudicare se e come intervenire.  «Il nostro laboratorio di robotica percettiva - dice il prof. Bergamasco, l'"anima" di Percro fin dalla fondazione - ha già collaborato con le istituzioni livornesi. Ad esempio, proponendo i macchiaioli in 3D a una mostra a Villa Mimbelli o in una delle scorse edizioni di Effetto Venezia ricostruendo in modo virtuale la Livorno del Seicento». Adesso questo legame diventa qualcosa di molto di più: e mette radici in porto in nome dell'innovazione (contando sulla collaborazione con il polo universitario di logistica di Villa Letizia e con l'assessore Giovanna Colombini che nel team Cosimi segue ricerca e università). E con una prospettiva a più lunga scadenza: quella di estendere poi il raggio d'azione anche al polo di ricerca che nascerà alla Dogana d'Acqua.

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