Il Tirreno

Livorno

«Piccini resti alla Porto 2000»

Da sinistra Gallanti e Piccini, dietro Gionfriddo
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Da sinistra Gallanti e Piccini, dietro Gionfriddo

Concorso ferragostano, il Pd respinge la richiesta di dimissioni

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 LIVORNO. Il Pd fa quadrato su Piccini, il presidente della Porto 2000 sotto attacco per la vicenda del concorso "ferragostano" poi annullato. Ieri il consigliere provinciale del Pdl Benito Gragnoli aveva sparato alzo zero su Piccini, contestandogli di aver contravvenuto alle indicazioni avute dal presidente dell'Autorità Portuale e invitando Gallanti a mettere un'altra persona, «un vero manager», a capo della Porto 2000. Il segretario comunale del Pd Yari De Filicaia ritiene «legittime» le considerazioni di Gragnoli, «ma la coaa strana è che mai come ora questa azienda ha suscitato tanta attenzione. Certe attenzioni sarebbero state più opportune in passato, visti i risvolti che ci sono stati sulla passata gestione dell'azienda». Il riferimento è alla gestione Lenzi, difesa per tanti anni dal centrodestra livornese. «A Roberto Piccini va il merito di aver risanato e rilanciato la Porto 2000» dice il segretario del Pd, ricordanddo che «il Pd ha espresso stima nei confronti del lavoro svolto da Roberto Piccini in qualità di presidente dell'Autorità Portuale che con professionalità e capacità ha risollevato il porto dopo quattro anni di commissariamento».  Più accorata la difesa che arriva da Alessandro Baldi, membro della direzione regionale del Pd e uomo molto vicino a Piccini. «Non contento dei diktat di Matteoli, che hanno umiliato le istituzioni cittadine, adesso ci si mette anche Gragnoli, in prima persona, a dare disposizioni su chi deve essere mandato a casa subito, chi fra un paio di mesi e chi invece può essere tenuto ancora un poco in osservazione benevola, come il Presidente Gallanti. Insomma tutti sull'attenti e rigare diritto. Anche se è evidente che Gragnoli si mette al vento rispetto a dichiarazioni di esponenti istituzionali come quelle del Presidente Nardi, probabilmente il consigliere provinciale deve aver sbagliato città ed epoca storica» dice Baldi. «Ha sbagliato città, perché qui non ci sono padroni, ma istituzioni e partiti, a partire dal pd, che non rispondono ai suoi ordini. Ha sbagliato epoca storica perché quella in cui si credeva e si obbediva e' stata cancellata da un pezzo. Bene ha fatto Roberto Piccini a chiedere una conferma al proprio operato alle istituzioni di riferimento e concedere, prima ancora che qualcuno glielo chiedesse, ulteriori elementi di garanzia nei tempi previsti dal bando».

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