Gioco
Nasce una associazione per tener vivo il ricordo di monsignor Ablondi
Domenica il primo anniversario della sua scomparsa La diocesi gli dedica il pellegrinaggio dell'8 settembre
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LIVORNO. A un anno dalla morte di monsignor Ablondi nasce una associazione che ne porta il nome. Ha lo scopo di «custodirne, mantenerne viva e trasmetterne la memoria del percorso umano, intellettuale, cristiano e pastorale» così come della «sua testimonianza ecclesiale di servizio all'attuazione del Concilio Vaticano II (con specifica attenzione alla trasmissione della Parola, alla sinodalità, alla valorizzazione del laicato, al dialogo con la società e le istituzioni civili, al dialogo ecumenico ed interreligioso)». Questa non è che una delle iniziative con cui il mondo ecclesiale cerca di evitare che si disperda il patrimonio di idee e di valori che Ablondi ha incarnato nel corso dei trent'anni in cui ha retto la diocesi e poi fino alla morte. Ad esempio, la diocesi lo ricorderà con un doppio appuntamento religioso. Domenica, nel giorno dell'anniversario, il vicario generale monsignor Ezio Morosi - annuncia la curia sul proprio sito web - «lo ricorderà nella messa delle 10.30 nella chiesa di S. Maria del Soccorso, anche a nome del vescovo monsignor Simone Giusti, attualmente a Madrid con i giovani di tutto il mondo». Ma il clou sarà fra qualche settimana, in occasione del solenne pellegrinaggio a Montenero per la festa dell'8 settembre (ore 17 ritrovo al piazzale Giovanni XXIII, salita al santuario con recita del Rosario, poi la messa). A ciò si aggiunga che la Misericordia labronica e l'impresa Mili srl faranno memoria di mons. Ablondi domenica alle 9,30 in una messa celebrata alla chiesa del camposanto monumentale (mentre lo stesso giorno alle ore 18 alla chiesa di via Verdi ricorderanno il proprio ex cappellano don Antonio Marini, morto a poche ore di distanza da Ablondi). Ma torniamo all'associazione intitolata ad Alberto Ablondi. A darle vita è un gruppo di laici livornesi che da vicino hanno vissuto una stagione di impegno ecclesiale nel periodo ablondiano: come, ad esempio, Luano Fattorini, Emanuele Rossi, Mauro Nobili, Attilio Favilla, Anna Maria Casapieri, Carla Roncaglia, Rita Franconi, Ettore Bettinetti, Andrea Guarguaglini, Maria Enrica Senesi, Anna Maria Sammartano, Monica Cuzzocrea, Luciana Giusti, Alessandro Morelli, Alda Boni Avelardi, Roberto Bani, Lina Pratesi. E' previsto di creare un comitato scientifico («sarà chiesto di aderire ad alcuni autorevoli studiosi ed amici di Ablondi impegnati nei diversi ambiti in cui si svolse l'azione del vescovo livornese»). L'obiettivo - spiegano i promotori - è quello di «realizzare attività di studio e di ricerca sulle opere del vescovo Alberto, attività culturali quali convegni, seminari e attività di formazione, nonché attività divulgative e editoriali». Il primo passo? A fine settembre con un primo incontro pubblico: sarà dedicato alla lettura ed all'analisi della Lettera pastorale di Ablondi "Siamo comunità?", a 35 anni dalla sua pubblicazione. Intanto, da Montenero le Piccole Figlie di San Giovanni Gualberto ricordano «con grande amore» monsignor Alberto Ablondi: era stato lui - sottolineano - «ad accettare a Livorno la fondazione di questa congregazione, che ha a villa Mayer a Montenero la sua casa madre», e nel 2008 fu proprio a loro che Ablondi chiese un aiuto per l'avanzare della sua malattia. Così una "Piccola Figlia" di San Giovanni Gualberto ha vissuto con lui in curia per assisterlo fino alla morte. Madre Giulia, attuale guida delle Piccole Figlie, ricorda che «quando morì l'abate Zambernardi, monsignor Ablondi fu molto scosso. Veniva spesso a trovarlo da noi ed erano particolarmente legati. In quell'occasione disse che avrebbe voluto raggiungerlo in cielo presto».
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