Attenzione
Limoncino, ecco la discarica: è pronta
Juna Goti
Completato il primo lotto, ma i collaudi e l'inchiesta restano due incognite
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LIVORNO. I teli sono stati stesi negli ultimi giorni, Ferragosto compreso. E ieri mattina il primo lotto della discarica della discordia, quella in fase di realizzazione sul monte La Poggia, è stato completato. L'enorme vasca che si affaccia sul Limoncino si estende per circa 25mila metri quadri. «E non 30 come previsto dall'autorizzazione», puntualizza Paolo Bellabarba, uno dei proprietari dell'area e della società che gestirà l'impianto. Fatto sta che da quassù, con le spalle al monte e gli occhi al mare, il buco circondato dagli alberi sembra enorme. Tutta la superificie è stata ricoperta da una serie di teli, ma come mostra la fotografia in alto solo una parte (quella bianca, grande circa 6mila metri) è stata completata ieri: se non fosse per i collaudi, sarebbe praticamente pronta al conferimento. Di cosa? Rifiuti «speciali, non pericolosi, a basso contenuto organico», come autorizzato due anni fa dalla Provincia dopo una serie di conferenze dei servizi. Ma con cosa è stata ricoperta l'ex cava? «Sotto a tutto - spiega Bellabarba - c'è un metro di argilla naturale, più 50 centimetri di argilla trattata. Poi il materassino bentonitico prodotto da Laviosa e 3 millimetri di Hdpe: un telo che serve a contenere i liquidi a ulteriore garanzia del terreno e che arriva dalla Germania». Lo stesso materiale che è stato incendiato nella notte, qualche settimana fa («Stiamo facendo i turni per vigilare, siamo rimasti anche a Ferragosto...»). C'è poi un altro strato, quello bianco, di antipunzonatura, per evitare danni ai teli sottostanti quando inizierà il conferimento. Sempre che dalla Procura non arrivino sorprese. «Sulle pareti della vasca - continua - stiamo sistemando l'enkadrain per spingere l'acqua piovana verso i tubi che la raccoglieranno in alcune cisterne. Messa anche la ghiaia drenante sul telo bianco, il primo lotto sarà pronto. Ma prima c'è l'incognita dei collaudi. Perché se fino a qualche settimana fa la società ripeteva che «l'obiettivo è aprire a fine estate», oggi Bellabarba si lascia scappare che «per i collaudi potrebbero volerci un paio di mesi». A timbrare le ultime carte devono, infatti, essere i dirigenti della Provincia: due di questi (Reginldo Serra e Andrea Rafanelli) sono finiti nel registro degli indagati insieme a Federico Bellabarba (responsabile legale della società), Gianfranco Chetoni (dirigente del Comune) e Antonio Rafanelli (progettista e geologo). In Procura c'è aria di sequestro: almeno è questo che avrebbe chiesto il Pm, Filippo Maffeo. A voce, nel mondo politico, in parecchi chiedono uno stop ai lavori in attesa della chiusura delle indagini. «Mi fermino ufficialmente - taglia corto Bellabarba - così saprò a chi chiedere il conto».
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