Il Tirreno

Livorno

Spacciava eroina: finisce in carcere la prima parà

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Accanto, Alessandra Gabrieli in missione in Kosovo; sotto, a sinistra, alla Folgore; a destra, il colonnello Pietro Ribezzo

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LIVORNO. Nove anni fa, nel 2002, venne intervistata dai giornali di mezza Italia che volveano sentire la storia di una delle prime donne parà dell'esercito italiano.

Oggi, invece è finita sulle cronache per una brutta storia di droga. Alessandra Gabrieli, 28 anni, genovese ex caporalmaggiore della Folgore (ha lasciato il reparto nel 2009), è stata arrestata per spaccio dai carabinieri di Genova che l'hanno trovata con 35 grammi di eroina.

Ma ai militari la giovane ha spiegato di essere una tossicodipendente che spacciava per potersi pagare la droga, e soprattutto che il suo calvario personale era incominciato proprio in caserma, a Livorno: «Ho incominciato a drogarmi nel 2007, vedendo alcuni commilitoni tornati dall'Afghanistan che fumavano eroina: ho provato anch'io e non sono più riuscita a smettere».

Una storia pesante, quella di Alessandra, che riporta alla memoria quanto ebbero a patire molti giovani americani in Vietnam, dove fecero il loro tragico incontro con la droga e che tornati in patria, non riuscirono ad uscire dal tunnel.

Una storia che, se confermata (la magistratura genovese trasmetterà gli atti alla procura militare), metterebbe in luce come le missioni militari all'estero, svolte in situazione di estrema difficoltà ambientale, nascondano pericoli ancor più subdoli di attacchi dinamitardi e scontri a fuoco.  La storia di Alessandra Gabrieli inizia appunto nel 2001.

Figlia di un ufficiale dell'esercito che a sua volta aveva servito nella Folgore, fu una delle prime ragazze ad arruolarsi, per di più in un corpo d'elité come la Folgore. «Volevo fare qualcosa di diverso e più utile dalle mie coetanee - dichiarò durante la prima missione all'estero, in Kosovo - qui ho trovato spirito di corpo e solidarietà.

Spero di avere dei figli e trasmettere loro questi valori».  All'inizio le cose per la giovane parà genovese andarono bene: si distinse brillantemente nei lanci e nell'attività militare, ottenendo una serie di prestigiose abilitazioni, e partecipò a diverse missioni.

In ex Jugoslavia (dove lavorò anche alla radio per il contingente di pace internazionale), Libano, Iraq svolse i compiti affidati in maniera eccellente, tanto che venne promossa fino al grado di caporalmaggiore.  Poi, secondo le sue accuse, ripetute anche venerdì in tribunale a Genova, durante l'udienza di convalida del suo arresto, ecco che nel 2007 sarebbe successo il fatto che da allora stravolgerà la vita della giovane.

«In camerata, alla caserma Vannucci, vidi alcuni commilitoni che erano tornati dalla missione in Afghanistan che fumavano eroina». Secondo quanto ha dichiarato agli inquirenti la giovane ex parà genovese, fu proprio qualche altro paracadutista a farle provare per la prima volta questa droga.

E addirittura la Gabrieli ha spiegato ai carabinieri di essere convinta che l'eroina in questione fosse stata portata proprio dall'Afghanistan da questi militari.  Accuse se possibile ancor più gravi, che dovranno essere vagliate dalla magistratura, ma che, al momento, non hanno avuto ancora alcun riscontro oggettivo. 

Di certo invece c'è che Alessandra Gabrieli lascia la Folgore nel 2009 - lei dice per motivi personali - e la ragazza che esce dal portone della Vannucci è una persona, purtroppo, ben diversa da quella che fino a qualche anno prima sembrava un modello per le altre commilitone ma anche per tante ragazze fuori della caserma.

Non ha più un lavoro, e soprattutto, ormai è schiava della droga che le ha sconvolto l'esistenza. Così Alessandra inizia quella trafila comune a tanti altri giovani con il medesimo problema, che alla fine, da semplici consumatori, diventano a loro volta spacciatori per potersi permettere le dosi quotidiane.

Così arriviamo al capitolo più buio della storia, quello di quando, all'inizio della settimana, l'ex paracadutista viene bloccata durante un'operazione antidroga dei carabinieri di Sampierdarena su un giro di spaccio tra Genova e Milano.

Gli uomini del tenente Simone Carlini bloccano la ventottenne e addosso le trovano 9 grammi di eroina, poi perquisiscono la casa nel centro storico di Genova dove Alessandra vive con la madre, e qui trovano altri 26 grammi di eroina.

«E' droga piuttosto pura - affermano i periti - una volta tagliata se ne sarebbero ricavate 400 dosi».  Così, visto che non si tratta certo di una modica quantità, il pm Giovanni Arena chiede la custodia in carcere per Alessandra Carlini, difesa dagli avvocati Antonella Cascione e Valentina Traverso.

In ogni caso il giudice ha ritenuto che la giovane ex paracadutista debba restare in cella in attesa del processo vero e proprio.

Nel frattempo, però l'inchiesta va avanti, e si attende che possa chiarire se le parole della ragazza di Genova su quello che è successo in caserma siano vere, oppure se sia trattato del tentativo disperato di una persona che si è vista persa di alleggerire in qualche modo le proprie responsabilità. Una domanda questa cui potrà rispondere solo il magistrato. 

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di Redazione web