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Livorno

Bellabarba sul piede di guerra: «Chiederò i danni»

Bellabarba sul piede di guerra: «Chiederò i danni»

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 LIVORNO. La società Bellabarba non si ferma: continua la trasformazione dell'ex cava del Limoncino in una discarica di inerti e si prepara - se la Procura decidesse per il sequestro - a chiedere i danni a Comune e Provincia che (l'atto è provinciale, ma ha coinvolto anche i tecnici del Municipio) hanno concesso tutte le autorizzazioni.  È quanto si legge in una nota arrivata dalla società dopo la richiesta di sequestro partita dal pm che coordina le indagini, Filippo Maffeo. Ora sta al Gip valutare se procedere. «A oggi - scrivono i Bellabarba - nessun atto formale è stato recapitato alla società, quindi, fino al momento del ricevimento della documentazione ufficiale, niente cambia rispetto al proseguimento dei lavori di approntamento del sito, peraltro in fase di conclusione». «La responsabilità di una eventuale irregolarità dell'autorizzazione - continua la nota - non sarebbe certo da imputare alla società che, viceversa, risulterebbe vittima di un atto ritenuto valido su cui ha basato investimenti e richiesta di finanziamento alle banche. L'eventualità di una non regolarità degli atti determinerebbe la valutazione di una richiesta di danni verso gli enti che li hanno rilasciati». «È chiaro - chiude la nota - che un provvedimento di sequestro determinerebbe una notevole difficoltà economica all'impresa, che sarebbe costretta a valutare strade dolorose per i propri lavoratori. Ribadiamo la nostra disponibilità al lavoro dei magistrati, nei confronti dei quali esprimiamo la massima fiducia per fare chiarezza su una vicenda che ormai mette solo in evidenza le difficoltà a cui va incontro chi vuole fare impresa sul nostro territorio».  Sul fronte politico a rispondere per le rime è la capogruppo del Pdl, Marcella Amadio, che definisce il progetto «assurdo perché non vi è conformità al regolamento urbanistico e perché la zona del monte La Poggia è classificata come ad alta pericolosità geomorfologica». «Una persona di buon senso - scrive - si domanda con quale criterio siano state concesse le autorizzazioni».  Poi spazio alla pungente ironia: «È la trama di una commediaccia, di quelle un po' scollacciate, anni '70, che vede come protagonisti dirigenti del Pd che diventano consulenti di Bellabarba, di un Comune che ha sempre considerato la strada del Limoncino privata e che, per incanto, diventa a uso pubblico. Dove i cittadini, che protestano per difendere il territorio, si ritrovano multati perché camminano. Intrecci inquietanti tra politici, dirigenti, parenti, tutti insieme appassionatamente...»

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di Redazione web