Il Tirreno

Livorno

A Londra come in guerra

Juna Goti
A Londra come in guerra

I flash dei livornesi che vivono nella city

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 LIVORNO. «Ci è sembrato quasi di stare in guerra...». Al telefono viale Alfieri e Dalston, quartiere a est di Londra, si toccano. Su Facebook e Twitter, dall'altra parte della Manica, arrivano nuovi post: «Evitate London Field, ci sono bande di ragazzini incappucciati che derubano i passanti». Ma anche: «Se non avete niente da fare, aiutate a ricostruire e pulire la città». Ecco la Londra delle rivolte vista con gli occhi di chi la vive davvero. Non di quelli in visita mordi e fuggi, tra i banchetti di Camden Town. Ma di quelli che si sono spostati nel Regno Unito per lavorare. Dietro la cornetta (e lo schermo) c'è Nicola Avelardi, trent'anni, livornese. Una laurea a Edimburgo in editoria e un master a Londra in fotografia. È tornato in Italia per qualche tempo e tre anni fa ha deciso di ripartire per la City, dove vive con la fidanzata Sara e lavora come fotografo. Si sposta con la sua bici, tra un set e l'altro, prima di tornare nell'appartamento di Dalston.  Lunedì notte, quando la guerriglia ha raggiunto l'apice (la miccia è stata la morte, in uno scontro a fuoco, di un abitante di colore) stava rientrando a casa. I quartieri dei "riots" - prima Tottenham poi Hackney e via via verso sud - non sono poi così distanti. Eppure il primo ad avvisarlo è il suo iphone: messaggi di amici che vivono in zona. La rete è più veloce di tutti. C'è chi la usa per organizzarsi (ma in questo caso viaggiano meglio i BlackBerry) e chi per capire come stanno amici e parenti. «Gli scontri non sono arrivati sotto casa - racconta - ma l'aria di tensione, fuori dal centro, si è respirata subito». Su Kingsland road, la lunga strada che unisce Dalston a Stoke Newington, la comunità turca si è organizzata: «C'è una fila di negozi alimentari che di solito stanno aperti 24 ore su 24. Ora, verso le 18, i proprietari montano pannelli protettivi sulle vetrine. Sono attività a conduzione familiare, i danni si farebbero sentire. I capifamiglia stanno davanti alle porte, con le mazze da baseball».  Della ribattezzata "estate di Tottenham" si è detto e scritto di tutto. "Rivolta degli ultimi", perché la rabbia è esplosa nei quartieri più poveri. Ma anche "rivolta dello shopping", con il saccheggio libero di vestiti, elettrodomestici, ipad. Niente a che fare con le sommosse razziali degli anni Ottanta: a Londra il negozio cinese vive accanto all'alimentari turco, senza problemi. «Quello che posso dire - chiude - è che l'opinione pubblica è contro i "loo ters". Non so cosa stia passando fuori dall'Inghilterra, ma qui vediamo teppisti che di struggono la città, anche i loro quartieri. La gente ce l'ha con loro, ma critica anche la passività della polizia, soprattutto nella notte di lunedì, quando molti edifici sono stati incendiati». E la paura? «C'è stata, ma non abbiamo mai pensato di lasciare Londra».

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