Gioco
L'addio a Bollati, capovoga dell'otto che conquistò l'Italia
◗
Lequipaggio campione dItalia (junior) nel 1959: il capovoga è Stefano Bollati Ieri il commosso saluto al campione e dirigente del remo che si divise tra Palio, Marina e Unione canottieri
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Era la sua foto preferita. Pisa (1959), equipaggio campione d'Italia, categoria Junior: timoniere Elio Langella detto "Ghighe", capovoga Stefano Bollati. A seguire Raveggi, Giusti, Del Bimbo, Mancini, Marconcini, Brondi e Citi. Un "otto bello" scolpito nel dna della famiglia Bollati che ieri pomeriggio, nella chiesa dei Salesiani, ha pianto la scomparsa di papà Stefano. «Uno modesto, che non si è mai dato troppa importanza», come racconta il figlio Valter. Ma che di gare, col remo in mano, ne ha vinte a decine. Gare dal sapore tutto labronico (soprattutto a bordo del cavallino rossobianco del Venezia) e internazionali: dal Palio marinaro all'equipaggio della Marina militare, fino alle soddisfazioni azzurre con l'Unione canottieri. Stefano Bollati se ne è andato martedì sera, a 78 anni: a portarselo via, nell'hospice di cure palliative, è stata la malattia contro cui lottava da più di un anno. Era un lottatore, Bollati, nella vita e in mare. Pochi mesi fa l'almanacco labronico - la rivista che ogni anno racconta le imprese sportive di ieri e di oggi - gli aveva dedicato due pagine: foto in bianco e nero e una lunga intervista, in cui il grande sportivo raccontava di quando «sono salito in barca per la prima volta a quattordici anni e mi sono innamorato del canottaggio». La prima competizione importante arriva a 19 anni, con l'Unione canottieri livornesi. Stefano sale sull'otto quasi per caso, manca un vogatore: a Santa Margherita l'equipaggio vince i campionati internazionali junior. E Bollati non smette più di tenere il remo in mano. Di più: si prepara a diventare un indimenticato capovoga. Nel 1953 Bollati parte militare e inizia a gareggiare per la Marina. Ad allenarlo è uno del calibro di Capo Bovo, una leggenda. Bollati voga nel 1953 a Santa Margherita in una regata internazionale, nel 1955 ai campionati italiani del mare (categoria juniores, a Genova), sempre nel 1955 vola ai campionati di Bari, nel 1956 è alla regata internazionale di Napoli. Negli anni con la Marina arriva anche la chiamata ai campionati Europei e alle Olimpiadi. Lui, già portuale, rifiuta: «Mi dovevo sposare e volevo tornare a Livorno», racconterà agli amici. Poi arriva lo scatto che resterà nel cuore: nel 1959, con i Canottieri, davanti al pubblico toscano (la gara si svolge a Pisa) è capovoga del mitico otto allenato da Unico Marconcini che batte tutti (anche la Marina) e si porta a casa il titolo italiano. E infine l'altleta che non ha mai smesso di battersi sui gozzi livornesi. Un'immagine del 1962 lo immortala alla "guida" della ciurma del Venezia, che si porta in cantina l'ambito cencio del Palio. Bollati voga nel Venezia e nel Colline. «E ho sempre vinto», dichiara all'almanacco. Il resto della sua storia remiera, però, si tinge di giallo e di bianco, i colori dell' Ovosodo, la sua cantina fino a pochi giorni fa. È sugli scali degli Olandesi, infatti, che Bollati si è dato da fare per molti anni, mentre il figlio Valter (oggi cinquantenne) ha iniziato a gareggiare. Anche lui con il remo in mano. Bollati lascia Vater, la figlia Stefania, la moglie Lori e i nipoti. È stato seppellito ieri pomeriggio nel piccolo cimitero di Nibbiaia. Negli ultimi mesi lo ha ripetuto mille volte ai figli: «Mi raccomando, mettemi dove posso riposarmi, guardando il mare...». J.G.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
