Il Tirreno

Livorno

«Era armato di cacciavite e ho cercato di fermarlo»

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LIVORNO. Trovarsi di fronte un uomo armato di cacciavite e avere la lucidità di bloccarlo, rincorrerlo e costringerlo a scappare a piedi, impendendogli la fuga in motorino. Il sangue freddo non è mancato ad Alessandro Paron, titolare dell'omonimo negozio e laboratorio d'arte Tst Art Graphic, in corso Amedeo, di fronte alle Poste.  Mercoledì alle 14.30 il commerciante, che gestisce anche una galleria che si occupa di digigrafie, esempio unico in Italia, ha avuto la prontezza di affrontare un intruso che era penetrato nel suo negozio in pausa pranzo, a scopo di furto.  È lui stesso a raccontare il pericoloso faccia a faccia e la colluttazione: «Il laboratorio di stampa era chiuso e io ero nel retro a finire dei lavori - racconta Paron - A un tratto ho sentito dei rumori che venivano dall'ingresso e così da dietro mi sono avvicinato, pensando fosse un cliente che bussava. E invece ho visto una persona accucciata che spingeva con forza contro la porta. Quando ero quasi di fronte all'ingresso, lui è riuscito ad aprire la vetrata. Io mi sono spaventato, ma ho comunque cercato di bloccarlo. Lui aveva cacciavite, che evidentemente gli era servito per forzare la porta». A quel punto Paron ingaggia un braccio di ferro con l'intruso: «Con fatica sono riuscito a bloccarlo qui dentro. Io ho preso paura e ho cercato di fermare la sua mano, che stringeva il cacciavite. Quindi c'è stata una colluttazione. Alla fine lui è riuscito a scappare, io però non mi sono arreso: volevo trattenerlo per avvertire le forze dell'ordine. Allora l'ho rincorso: lui è salito sul motorino, ma io sono riuscito a tirarlo giù e poi gli ho tolto la chiave per fare in modo che restasse a piedi». Il giovane si divincola e fa di tutto per sfuggire alla presa di Paron. «Io cercavo di trattenerlo, ma alla fine lui s'è messo a correre - continua Paron - Io ho chiamato la polizia, che è arrivata subito. Lui tra l'altro qui, insieme al motorino, ha abbandonato due sacchi che contenevano dei vestiti». Poi la polizia ha scoperto che si trattava di abiti rubati.  «Non mi era mai successa una cosa del genere - commenta il negoziante - Spero che sia il primo e l'ultimo episodio». 

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