Il Tirreno

Livorno

«Mio figlio disabile, umiliato dai disservizi a Effetto Venezia»

La mamma di Fabio

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 LIVORNO. Lo sfogo di una madre, protagonoista con suo figlio disabile di una disavventura a Effetto Venezia.  Sono la madre di Fabio, un ragazzo disabile costretto da una vita a vivere su una carrozzina. Sabato scorso ho deciso di portare mio figlio a Effetto Venezia per trascorrere qualche ora tra i cosi detti "normali". Siamo partiti alle 18.30 da casa, in via Provinciale Pisana, aldilà del passaggio a livello e ci siamo incamminati verso via Garibaldi e durante il tragitto ho fatto segno all'autobus n. 2 che stava arrivando alla fermata per salire, ma il bus ha proceduto saltando la fermata. Ho atteso il passaggio del bus successivo che invece si è regolarmente fermato, alla guida c'era una ragazza che si è provata in tutti i modi a far funzionare la pedana di cui l'autobus è dotato, ma senza risultato. L'autista era molto dispiaciuta del disservizio, ma non poteva fare di più quindi con l'aiuto di un passeggero e della badante (io ho problemi cardiaci che mi impediscono di fare sforzi) sono riusciti caricare mio figlio e carrozzina e finalmente siamo riusciti ad arrivare in piazza Grande.  Mio figlio capisce tutto (ha 46 anni) e vedendo che problemi stava creando si è sentito umiliato e si è messo a piangere. Immaginate il mio dolore, sono 4 anni che chiedo in tutte le forme un servizio che, almeno d'estate, permetta a mio figlio e a tutti coloro che non deambulano di stare qualche ora sul nostro lungomare tra i "normali".  Abbiamo trascorso due ore e mezzo a Effetto Venezia felici e contenti girando fra i vari banchi e guardando gli spettacoli che trovavamo sul tragitto, purtroppo la bella atmosfera è finita al momento del rientro: niente autobus, nessun taxi in grado di caricare la carrozzina, c'era un Pollicino Atl, ma solo a scopo pubblicitario. Mi sono sentita persa e non ero in grado di ritornare a piedi a casa spingendo la carrozzina. Allora sono andata in via S. Giovanni alla Svs, dove ho trovato di servizio dei ragazzi meravigliosi. Il responsabile del servizio ha dato l'autorizzazione per poter trasportare in ambulanza mio figlio: loro hanno dovuto barellarlo per sicurezza, caricando la carrozzina separatamente.  Agli organizzatori dell'evento chiedo come si fa a fare a uno spettacolo così grande senza pensare ai trasporti, anche a pagamento, per disabili? All'Atl dico: il personale per la pubblicità era disponibile, far funzionare il Pollicino costava troppo? Agli amministratori: in Italia le poltrone sono molto ambite e quando uno ci arriva è difficilissimo staccarsene per vari motivi; mio figlio la poltrona non la voleva, ma all'età di 12 anni la sua vita è cambiata e la poltrona è diventata la sua galera a vita. Come dice un vecchio adagio: "la vita è una ruota, oggi a me domani chissà".

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di Redazione web