Gioco
Limoncino, la difesa di Chetoni in sette pagine
◗
Ieri nuovi rallentamenti dei camion di Bellabarba Ieri non ha risposto ai magistrati ma ha presentato una memoria sulla discarica
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Si è presentato davanti ai magistrati, ieri mattina, il dirigente del Comune, Gianfranco Chetoni, indagato dalla Procura di Livorno nell'ambito dell'inchiesta sulla discarica del Limoncino. Chetoni, difeso dall'avvocato Paolo Bassano, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha presentato una memoria difensiva di sette pagine. Per Chetoni è ipotizzato il reato di abuso di ufficio per avere rilasciato - secondo i magistrati in modo illegittimo - il parere di conformità urbanistica. In pratica avrebbe dato l'ok alla rinaturalizzazione dell'ex cava con una discarica di inerti, violando le previsioni del regolamento urbanistico (articolo 34) che prevede «solo interventi finalizzati alla riduzione dell'inquinamento, del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico». Nella memoria difensiva Chetoni sottolinea, però, che «la contestazione muove da un richiamo letterale (parziale) delle previsioni del primo comma dell'articolo 34, che non è applicabile a questo caso». Perché, puntualizza nelle pagine successive, quella del monte La Poggia «non era una cava dismessa ma attiva», soggetta quindi a normativa diversa. È stato rimandato, invece, l'interrogatorio del dirigente della Provincia, Reginaldo Serra, che comunque si avvarrà della facoltà di non rispondere. Intanto ieri, in via del Limoncino, i rappresentanti del comitato si sono seduti davanti ai camion di Bellabarba, che tra quindici giorni avrà terminato i lavori. Il comitato ha fatto analizzare il materiale steso lungo la via vicinale che porta al sito e che, in quanto vincolata, non può essere asfaltata. «Nelle analisi si parla di bitume - gridano - questo lavoro non doveva essere fatto». (j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
