Il Tirreno

Livorno

Il dramma degli sfratti. Buttata fuori per morosità incolpevole. Decine i casi in città

«Così ho perso lavoro e casa»

<strong>LA STORIA. </strong>Susi Galbo ha 41 anni e tre figli. Dopo la crisi della Labroplastic ha iniziato a fare le pulizie e smesso di pagare l’affitto: era più alto dello stipendio
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LA STORIA. Susi Galbo ha 41 anni e tre figli. Dopo la crisi della Labroplastic ha iniziato a fare le pulizie e smesso di pagare l’affitto: era più alto dello stipendio

Mamma di tre figli da mesi senza un tetto: impossibile pagare l'affitto

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LIVORNO. «Vi racconto come si fa a ritrovarsi in mezzo a una strada così, dall'oggi al domani. Sfrattati per morosità incolpevole...e sentirsi uno schifo». Susi Galbo ha 41 anni e tre figli, uno ancora minorenne. Da più di sei mesi, «dopo venti anni di matrimonio e mai nessun problema con l'affitto», si è ritrovata a dormire un po' qua e un po' là, ospitata dagli amici, insieme a due dei suoi tre figli. Colpa di un matrimonio finito male e del lavoro diventato un'odissea. Così come la ricerca di un alloggio di fortuna attraverso l'emergenza abitativa, «perché a quanto pare, per chi ha davvero bisogno, di posti al momento non ce ne sono». Tutto, racconta la donna, è iniziato nei primi mesi del 2010: la fine di una storia d'amore durata vent'anni, la perdita del lavoro alla Labroplastic, un'azienda del Picchianti che prima dell'entrata in crisi si occupava del trattamento della plastica da riciclare.  «Quando lui se ne è andato - racconta - sono rimasta da sola nella casa in affitto in via Roma. Pagavamo poco più di 500 euro al mese da cinque anni. Non abbiamo mai avuto problemi». I problemi arrivano il maggio successivo: «Ho perso il lavoro, ho riscosso il primo assegno di disoccupazione di circa 400 euro e mi sono data subito da fare per trovare un altro posto. Ho bussato a mille porte, anche ai sindacati, perché anch'io sono sindacalista della Cisl. Alla fine mi hanno presa a fare le pulizie in ospedale, prima con la Sodexo, poi con la Dussmann. Ora il contratto è a tempo indeterminato, ma in tutto lavoro tre ore e mezzo al giorno (anzi fino a ottobre quattro poi tornerò a tre e mezzo). Fanno meno di 500 euro al mese. Magari ci fossero un po' di straordinari...».  Fatto sta che «da maggio a gennaio di quest'anno ho smesso di pagare l'affitto, non ce la facevo più: il canone era diventato più alto del mio stipendio e anche i soldi che arrivavano per i figli dal mio ex non bastavano. Mi hanno dato lo sfratto, sono uscita prima che arrivasse la forza pubblica perché non volevo che i ragazzi, soprattutto quello minorenne, vivessero una cosa come quella».  E ora? «Da febbraio - racconta la donna - sono sempre in movimento. Una delle mie figlie vive con il padre, la sorella e il fratello con me. Ci spostiamo: un po' a casa di un'amica, un po' da un amico. Più spesso da un amico, gli abbiamo lasiato anche il cane e il gatto, ma è chiaro che non può essere una soluzione definitiva».  La mamma, da febbraio a oggi, ha raggiunto decine di volte l'ufficio casa del Comune, in via Pollastrini, dove di storie come questa se ne sentono parecchie. Si calcola che siano almeno ottanta gli sfratti in città ogni due mesi, 25 dei quali eseguiti con la forza pubblica. Fino a due anni fa l'80 per cento delle interruzioni del rapporto con i privati avveniva per finita locazione, mentre oggi la quasi totalità degli sfratti è causata proprio dall'impossibilità di pagare.  «È la prima volta - chiude la donna - che mi trovo in una situazione come questa... ci si sente uno schifo. Guardandomi intorno vedo un mare di ingiustizie: gente che prende l'alloggio di emergenza e ci resta per anni, famiglie che hanno la casa popolare e un reddito annuo di 50mila euro. Non chiedo una reggia, ma aiuto. Non possiamo andare avanti così...». J.G.

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