Il Tirreno

Livorno

Gli aggressori patteggiano pene pesanti

Un anno e mezzo al padre, 20 e 22 mesi ai figli. Il giudice: «Obiettiva gravità dei fatti»

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 LIVORNO. Avevano aggredito due agenti della polizia, perché secondo loro si erano presentati in ritardo a un sopralluogo di furto. Ieri mattina in tribunale i tre aggressori hanno patteggiato.  Il giudice Marina Cirese ha stabilito infatti che a Italo Perciavalle, 10 anni, sia applicata una pena di 1 anno e sei mesi, mentre per i due figli Franco, 40 anni, e Roberto, 41, la pena stabilita è rispettivamente di 1 anno e dieci mesi e un anno e otto mesi.  Padre e figli erano stati arrestati domenica con l'accusa di tentato omicidio perché nella notte fra sabato e domenica scorsi avevano aggredito e malmenato due agenti della polizia. Intorno alle 1,15, la famiglia torna a casa, a Salviano, e trova la casa svaligiata. I Perciavalle telefonano al 113. Telefonate ascoltate in aula martedì scorso da cui emergono insulti ai poliziotti.  All'arrivo degli agenti i Perciavalle si fanno trovare già in strada e cominciano a offendere i poliziotti, accusandoli di essere arrivati in ritardo. Uno dei figli dà un pugno a un agente e lo stringe alla gola, tanto che il poliziotto perde i sensi.  Si scatena una rissa. Durante la lite Italo Perciavalle addirittura riesce a prendere le torce dei poliziotti, credendo di avere in mano le radio. La colluttazione va avanti fino a quando un agente riesce a tirare fuori la pistola e a dare l'allarme. Martedì scorso in aula, dopo l'ascolto delle registrazioni delle telefonate agli operatori 113, i tre sono stati scarcerati e il reato è stato derubricato e quindi i Perciavalle erano stati accusati di resistenza a pubblico ufficiale, violenza, lesioni e oltraggio.  Il giudice Cirese aveva stabilito l'obbligo di firma tre volte al giorno. Poi giovedì Roberto Perciavalle, attraverso una lettera pubblica, ha chiesto scusa agli agenti di polizia per quello che ha definito «un grave episodio, che tale è rimasto e che mai più potrà ripetersi».  Di «obiettiva gravità dei fatti» parla anche la sentenza, letta in aula ieri mattina dopo due ore di camera di consiglio alla presenza degli agenti aggrediti e degli operatori telefonici del 113 che sono stati insultati. Una gravità - come chiarisce la sentenza - attenuata dalla lettera di scuse e dal fatto che i tre aggressori fossero sostanzialmente incensurati. (a.c.)

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di Redazione web