Sicurezza
«Servono regole, non retate»
Juna Goti
I commercianti: tensione nell'aria da mesi
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LIVORNO. «Il ragazzo arrestato sta a Pisa, anzi a Cascina: non lo dico per fare troppo il livornese, ma per sottolineare che la comunità senegalese di Livorno con questo episodio non c'entra...». La presa di distanza, intervallata dal «boia de» di rito, arriva proprio dal rappresentante della comunità senegalese, Diop Mbaye, che ieri ha raggiunto piazza Cavallotti subito dopo lo scontro con i vigili. «Quello che è successo qualche settimana fa - ripete - ci basta e avanza, stiamo cercando di avere tutti una certa condotta. I nostri ragazzi hanno condannato il gesto, infatti non sono intervenuti, non c'è stato parapiglia tra la comunità senegalese e i vigili». Ma dopo avere parlato con i suoi ragazzi e gli altri commercianti, Diop (che è anche responsabile giustizia del Pd), dice che «la versione fornita alla polizia dai testimoni non è credibile, come ha fatto Omar a mettere ko due vigili?». E i venditori senegalesi, radunati all'angolo di via Buontalenti, ripetono che «non ha fatto niente, tutti i giorni i vigili vengono a fare controlli, volevano portargli via la borsa, con quella roba ci mangia». Chi non ha dubbi su come è andata è Renzo Bueno, 44 anni. Dal 1952 la sua famiglia gestisce lo stesso banco di materiale da cucito all'angolo con via del Cardinale. «Ha preso la poliziotta per il collo, non la mollava. Tra l'altro è la stessa che mi ha fatto la multa un mese fa. Mi dispiace perché con i venditori senegalesi non abbiamo mai avuto problemi, ma il ragazzo ha sbagliato». Tra i banchi non si parla d'altro. Fabio Lazzeri è il presidente del Consorzio Buontalenti, che riunisce i commercianti della zona: «La tensione è nell'aria da parecchio. Lo abbiamo denunciato anche un anno fa, quando siamo andati a protestare in Comune». «Guardi - e allunga la mano verso i banchi - qui vengono a vendere da mezzo mondo: India, Bangladesh, Perù, Cina. Gianni (il ragioniere cinese che gestisce alcuni banchi con la famiglia, ndc) ormai è più livornese di noi. Ma tutti rispettiamo le regole. Ed è questo che chiediamo. Qui il problema non è raziale, ma di convivenza commerciale». «Lo sa - si scalda - che ormai i banchi di scarpe vendono solo ciabatte? Il mopolio (illegale) di quelle da ginnastica è dei venditori senegalesi. È inutile presentarsi di tanto in tanto per fare le retate: serve solo a far salire la tensione. I commercianti, livornesi e stranieri, chiedono una presenza costante perché tutti rispettino le regole». Sulla stessa lunghezza d'onda Maristella Calgaro, commerciante e presidente di Confesercenti. «Invece di fare retate sporadiche - interviene - dobbiamo organizzare presidi permanenti per garantire a tutti tranquillità e rispetto della legalità. Altrimenti la tensione resta all'ordine del giorno».
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