Nessuna rapina, si è inventata tutto
Lara Loreti
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I SOCCORSI. Le volontarie della Svs allingresso dellabitazione in via Trieste e accanto la stanza a soqquadro dove cè la cassaforte Ha derubato i genitori per pagare i debiti del marito e ha finto le violenze
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LIVORNO. La gonna strappata, per simulare il reato di tentata di violenza sessuale nei suoi confronti. Poi si era procurata le ferite da sola per rendere più credibile il suo racconto. In realtà la storia della rapina in via Trieste era inventata. La presunta vittima ha confessato e ora è indagata. «Non vi è stata alcuna rapina, mi sono inventata tutto». Questa la frase che Giada Voliani, livornese di 23 anni, ha detto agli investigatori dell'antirapina. La donna è accusata di simulazione di reato, calunnia aggravata, procurato allarme e furto per aver derubato i suoi genitori, svuotando la cassaforte per consegnare il contenuto a due magrebini, con cui suo marito aveva un debito. La livornese è sposata con un tunisino, detenuto alle Sughere per droga, che doveva dare a suo cugino e connazionale e a un altro amico 2mila euro. Questo è quanto la stessa donna ha confessato alla polizia. In un primo momento, però, lei aveva detto di essere stata aggredita dai due nordafricani mentre era insieme a sua figlia, 9 mesi, in via Trieste a casa dei suoi. La terza sezione della squadra mobile della polizia ha riscontrato da subito qualcosa di strano nella storia. E sin dai primi sopralluoghi delle volanti e poi della mobile sono emerse delle contraddizioni. La stanza dove c'era stato l'agguato era tutta a soqquadro, a parte l'armadio della madre. Inoltre la cassaforte che in teora, secondo il racconto di lei, doveva essere stata forzata dai due aggressori, in realtà aveva solo un piccolissimo segno di scasso. Gli investigatori hanno ascoltato più volte la testimonianza della ragazza. Ma la sua versione ogni volta era diversa e piena di contraddizioni. Finché la ventitreenne si è convinta a confessare tutto. I due magrebini non si erano spacciati per addetti del Comune, come aveva detto la Voliani. Ma la loro visita era già stata annunciata alla ragazza dal marito, il giorno prima, quando lei era andata in carcere a trovarlo. E sarebbe stata lei a consegnare loro il denaro. La donna si era procurata di sotterfugio le chiavi della cassaforte della casa dei genitori che aveva sotituito con un paio simili. E nei giorni precedenti aveva già sottratto dei gioielli alla madre e li aveva venduti a un "Compro Oro" per ricavare dei contanti da consegnare ai due nordafricani. Suo marito, sempre secondo la versione della donna, aveva con loro un debito di 2 mila euro che sarebbero serviti a pagare l'affitto. Ma su questo la polizia sta facendo degli accertamenti. Venerdì, al momento dell'arrivo dei due in casa, lei stessa ha consegnato spontaneamente gioielli più 400 euro in contanti, simulando che la cassaforte fosse stata forzata. Una messa in scena ideata per restituire i soldi del debito contratto dal marito attraverso il denaro e i gioielli dei due ignari genitori. Ora, grazie al lavoro della polizia, la ragazza è passata da vittima a indagata. Gli mobile ora è al lavoro per identificare i due nordafricani i quali comunque, allo stato dei fatti, non hanno commesso alcun reato. L'episodio ha creato grande clamore in città. «Ci siamo trovati di fronte a un fatto molto grave - dice il dirigente dell'Anticrimine della questura, Francesco Zerilli - Una rapina di quel livello, fatta in un appartamento scelto non si sa con quale criterio, con minacce a una bambina e addirittura con una tentata violenza sessuale hanno creato allarme. Ma le indagini, subito avviate, hanno evidenziato che la storia era falsa». «Se fosse stato tutto vero, i due magrebini - ha sottolineato il pm Luca Masini - avrebbero rischiato da 4 anni e sei mesi a venti anni di reclusione».
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