Il Tirreno

Livorno

Il grande narratore

Roberto Bernabò
Il grande narratore

Sempre in giro per il mondo, con l’ansia di scrivere

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Adesso che il sindaco gli aveva dato la “Livornina d’oro”, la massima onorificenza della città per i suoi figli migliori, dalla vita aveva avuto proprio tutto. E ne era tanto convinto da raccontare agli amici: «Sulla mia tomba scrivete solo “Ha vissuto”».

Aveva vissuto davvero partendo da Livorno, dalle pagine del Tirreno e conquistandosi poi un ruolo da inviato prima all’Europeo e poi a Oggi. Sempre in giro per il mondo, con l’ansia di scrivere - “Tra un viaggio e l’altro piuttosto che saltare un numero facevo un servizio dalla redazione” - pronto a lottare per conquistarsi la notizia. E poi abile come pochi a regalarle un’anima. Perché Aldo era uno straordinario narratore, capace di dare corpo all’immaginazione dei suoi lettori in tempi in cui la televisione non se l’era ancora divorata.

Della vita di inviato nella stagione d’oro dei settimanali non si era fatto mancare neanche i privilegi, dai super alberghi ai grandi ristoranti che erano la sua passione di gourmet. E quel dietro le quinte aveva voluto raccontare in un libro uscito neanche due mesi fa. Un po’ l’ultima testimonianza - piena, sincera - di una carriera.

In realtà, Aldo stava continuando a scrivere. Perché quella era la sua vera malattia, e al tempo stesso la migliore medicina contro i malanni del tempo. E il gigante stanco non voleva rinunciarci. Come non voleva rinunciare a un buon pranzo o a un buon vino.

Parlava, leggeva e scriveva. Ogni incontro, ogni esperienza, ogni storia - ricostruita grazie al suo incredibile archivio - erano un’occasione per soddisfare la fame di narrazione. E alla sua Toscana, fuori dal lavoro di inviato e ancor più una volta tornato a casa dopo i decenni milanesi, aveva scelto di dedicare ogni energia. Così, la Toscana dell’enogastronomia deve a lui alcuni dei libri più belli, deve la scoperta di un fenomeno prima che esplodesse davvero.

Ma è soprattutto Livorno che ha voluto raccontare. Un atto d’amore lungo decenni, un viaggio nell’anima della città costruito con una capacità unica di scavare nella vita delle persone, di trovare nei più piccoli dettagli un senso collettivo, le ragioni di un’identità. E’ un viaggio che non si interrompe qui perché i tanti libri, e le altrettante pagine scritte per Il Tirreno, sono un archivio unico verso il futuro. Per cogliere lo spirito della città nel profondo, attraverso una lente dove la passione non scade mai nella retorica, non fa sconti ai fatti. Cantore e censore, innamorato e battagliero. Aldo era così anche nella vita privata: uomo di grandi slanci d’affetto e di solenni sfuriate. Lo era anche verso il suo giornale del cuore, il suo/nostro Tirreno. Per noi ogni giorno era un esame in più da passare. E non certo il più facile. Ce ne ricorderemo Aldo.

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